Caspio - Cosa resterà di noi

2026 (V4V)
alt-rock

Nato nel 2019 come progetto electro-wave solista del polistrumentista triestino Giorgio Di Gregorio, nel post-pandemia Caspio è divenuto il nome identificativo di una vera e propria band, nella quale il fondatore è stato affiancato da Enrico Muccin (chitarra), Riccardo Roschetti (basso) e Nicolas Morassutto (batteria). Verso la fine del 2024 l’album "Noi che viviamo in un mondo perfetto" ne segna la svolta rock oriented, palesando chiare influenze anni Novanta, confermate oggi in "Cosa resterà di noi", un lavoro ruvido, diretto, che non cela i determinanti riferimenti del gruppo. Un alt-rock inquieto che mastica la lezione dei tardi Novanta, canzoni che danno la sensazione di essere state concepite alla vecchia maniera, in una sala prove impregnata di fumo, birra e feedback.

La tensione è la medesima che animò tanto i dischi degli Smashing Pumpkins quanto quelli dei Verdena, le principali fonti di ispirazione dei primi tre minuti dell’album, e di una traccia (“Cambiare”) che intende chiarire subito il mood complessivo. Musica dal cuore analogico, pura nevrosi applicata alle corde di una chitarra, una sezione ritmica solida, con aperture distorte che cercano la liberazione catartica, e una voce che come primo riflesso rimanda all’impostazione di Edda ai tempi dei Ritmo Tribale, fra i padri della scena indipendente nazionale, già nella seconda metà degli anni Ottanta.

Poi parte “Forse è tardi” e restiamo a Milano, ma stavolta versante Ministri, la generazione successiva, con i Caspio che si avvicinano alle rotondità sonore in crescendo di “Sand Inside Your Love”, di nuovo gli Smashing. È proprio in questo cortocircuito tra bergamaschi (Verdena) e milanesi (Ritmo Tribale, Ministri)  che “Cosa resterà di noi” trova la sua vera identità: stratificazioni di chitarre che aggrediscono lo spazio, il gusto per la saturazione di certe progressioni armoniche, una psichedelia rurale che si sposta verso la città, tra i palazzi di periferia, perdendo la componente naturale ma mantenendo il fango.

I Caspio non cercano la perfezione levigata del pop contemporaneo, ma quella tensione nervosa che predilige l'urgenza emotiva, lo strappo lacerante, senza disdegnare qualche riferimento nu-gaze in linea con i Nothing. Un album che, pur se spogliato di tutta la furia elettrica, resterebbe in piedi con la sola forza del gusto melodico che è alla base di ciascun brano, come emerge nei momenti più carezzevoli, “Un ultimo sguardo” e “Ma tu ci pensi mai?”.
Definito dai suoi stessi autori come “il diario emotivo di una generazione disillusa”, “Cosa resterà di noi” è un’opera che si lascia apprezzare per la complessità dei riferimenti, per la coerenza con cui vengono amalgamati, per il coraggio di recuperare le radici nobili dell'underground italiano.

12/03/2026

Tracklist

  1. Cambiare
  2. Forse è tardi
  3. Ti manca l’aria
  4. Un ultimo sguardo
  5. Naturale
  6. Dimmelo adesso
  7. Iniziamo da noi
  8. Non restare qui
  9. Come me e te
  10. Ma tu ci pensi mai?








Caspio sul web