GIA MARGARET - Singing

2026 (Jagjaguwar)
ambient-folk, pop, songwriter

Un esordio frettolosamente archiviato come un altro piacevole capitolo di cantautorato al femminile, “There’s Always Glimmer”, un infortunio alle corde vocali e due album strumentali più vicini alle strategie del dream-pop dal piglio neoclassical, l’ottimo “Romantic Piano” e il ritorno al formato canzone dopo il recupero della voce: questa è in sintesi la storia artistica della cantautrice americana Gia Margaret. Non è dunque un titolo casuale, “Singing”: l’artista di Chicago ha riscoperto l’intensità poetica della parola, nel frattempo ha raffinato la struttura sonora fino a trasformare le proprie composizioni in un sussurro, un bisbiglio.  Gia Margaret volge lo sguardo ancora una volta ai sogni, ma è la prospettiva a essere diversa, non distante dalle innovative pulsioni alt-folk di Bon Iver (“A Little Inside”), ed egualmente evocative al pari di una versione ghostly di Angel Olsen (“E-Motion”).

Durante l’ascolto di “Singing” è più facile intercettare echi di David Sylvian (si ascolti con attenzione l’intensa “Everyone Around Me Dancing” graziata dall’evocativo suono della tromba del musicista jazz norvegese Arve Henriksen) o prevedibili residui della magica sbornia strumentale dei due dischi precedenti (“Guitar Duo”, “Rotten Outro”).

 

Il tono resta confidenziale, le melodie e la voce sono simultaneamente cristalline e sognanti, ed è impossibile restare indifferenti alla ritrovata voglia di cantare dell’autrice: la si può percepire nel fragile cantilenare di “Alive Inside” e nella eterea ma più densa “Moon Not Mine”, le stratificazioni strumentali sono egualmente colte ma anche fragili ed evanescenti.

Questo inguaribile dualismo tra parole e musica è fonte di delizie e inganni. ”Singing” è un come il Giano bifronte, lo sguardo al passato (l’oasi acustica di “Rotten”) e quello verso il futuro (la fin troppo giocosa “Good Friend”) a volte sembrano stridere, ma come in ogni buon racconto che è utile rileggere, c’è molta più carne a fuoco di quanto sembri a un primo fugace approccio.

 

Sono tanti i segnali dissonanti da cogliere in “Singing” – la dissolvenza straniante sul finale di “Cellular Reverse”, il crepitio del modem in “Phone Screen” e il sentito omaggio all’artista giapponese Ichiko Aoba in “Ambient For Ichiko”- quel che conta è non farsi distrarre dal ritmo frettoloso con il quale ormai si consumano le novità discografiche. C’è molto su cui riflettere e compiacersi nel nuovo album di Gia Margaret.

18/05/2026

Tracklist

  1. 1. Everyone Around Me Dancing
  2. 2. Cellular Reverse
  3. 3. Alive Inside
  4. 4. Moon Not Mine
  5. 5. Rotten
  6. 6. Rotten Outro
  7. 7. Good Friend
  8. 8. Phenomenon
  9. 9. Ambient For Ichiko
  10. 10. Phone Screen
  11. 11. Guitar Duo
  12. 12. E-Motion

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