Dopo cinque Ep pubblicati solo in digitale e in completa autonomia, giunge per la violinista Isabel Pine il tempo di affrontare un mercato più vasto con un primo album pubblicato dalla Kranky.
“Fables” rappresenta per la musicista il primo deciso passo fuori dalle regole rigide della neoclassica: l’interazione tra i paesaggi invernali e selvaggi della terra canadese e le vibrazioni sonore di viola, violoncello, violino e double bass sono sempre al centro delle creazioni dell’artista, ma l’intensità e l’azzardo creativo rendono queste quindici composizioni di una bellezza disarmante.
La scelta di registrare all’aperto gli strumenti e di cogliere tutti i riverberi naturali dei paesaggi sonori elaborati da Isabel Pine è senz’altro uno degli elementi vincenti di “Fables”. Nella title track sembra di ascoltare il vento filtrare tra le corde del violino, un movimento flebile e ancor più in primo piano nei tre minuti dell’eterea “A Flickering Light”, o nell’onirica “Sun Dog”. L’artista canadese ha dichiarato di voler seguire le orme di artisti come Hildur Guðnadóttir, Colin Stetson e Max Richter, svincolando la viola dai tratti più classici. E bastano le prime note di un brano come l’imponente “Wandering” per apprezzare l’abilità della musicista canadese nel cogliere un senso di movimento e di beatitudine sonora che ha tutti i connotati di una colonna sonora. Ma non c’è nessuna storia da raccontare dietro il prezioso duetto tra synth e archi di “Winnow”, “Fables” è esso stesso un racconto, uno scorrere di suoni e immagini che possiede il giusto pathos e si mantiene distante dalle secche della musica ambient.
La densa e soffice “Snow”, la maestosità algida di “Moonlight” e la potenza descrittiva di “Bare” e “Butterfly Lands On A Flower” si candidano come le pagine più intense di un disco eccellente. Isabel Pine affronta il primo ingresso nel mondo discografico con una maturità e una consapevolezza impressionante. Con un parterre così ricco di armonie e stratificazioni strumentali, non era facile preservare la profonda natura delle composizioni: è evidente che l’artista canadese abbia spesso sottratto più che aggiungere note e ornamenti, lasciando alla potenza delle composizioni la chiave di lettura di un disco alquanto originale.
04/04/2026