A due anni di distanza dall’album omonimo, ecco il quinto capitolo della saga dei Bleachers, band che ruota intorno a Jack Antonoff quando dismette gli abiti del produttore e si mette a fare il musicista in proprio. Sia dal punto di vista visivo che da quello musicale, “Everyone For Ten Minutes” è strettamente collegato al suo predecessore; rispetto a quello, è meno vario e più contemplativo, meno energico e più intimista. “Bleachers” era lo sguardo sul mondo e sul fuori, “Everyone For Ten Minutes” sull’interiorità.
Antonoff, Freedom Hart e gli altri non abbandonano i sentieri già battuti e la formula consolidata; anche con un suono un po’ più spoglio, l’album presenta la consueta produzione stratificata, con la batteria bene in primo piano e il consueto sax “springsteeniano” cui ci hanno abituati.
Il tema del recente matrimonio di Antonoff con Margaret Qualley è ben presente nell’album, a cominciare dai singoli che l’hanno anticipato: “You And Forever”, costruita intorno a un crescendo potente con fiati e percussioni, e soprattutto “Dirty Wedding Dress”, la più vicina alle sonorità dell’album precedente. Gli altri singoli erano stati “The Van”, che racconta i primi approcci con la musica, “We Should Talk” e “I’m Not Joking”.
La volontà di Antonoff era quella di partire dai temi personali per declinarli nell’ottica più universale possibile; cantare di amore, tristezza, lutto, ricordi, in un modo che potessero essere percepiti come vicini da tutti; uno sforzo che va in parallelo al tentativo di mantenere, pure in un album estremamente lavorato in studio, quella intimità con il pubblico che si può avere nei live, in particolare nelle occasioni più raccolte o nei momenti di dialogo tra un pezzo e l’altro.
I Bleachers sono diventati una vera band, non più un side project di Antonoff; questo grazie al tempo insieme, agli album e ai concerti. Sono una band che gioca sulla contaminazione e sull’ambiguità; da un lato il grande rock americano (Springsteen su tutti), dall’altro la dimensione indie; da una parte le esperienze con il pop globale, dall’altro la dimensione più artigianale e domestica. Sonorità mainstream ultracontemporanee e voglia di sperimentare, dandosi un linguaggio riconoscibile. Non sempre tutto è a fuoco, non sempre è facile capire a che altezza ci si sta muovendo, tra pop e rock autoriale. Rimangono però bei pezzi rock, estremamente curati, prodotti con un sound ben preciso. Prendere o lasciare.
07/06/2026