Nuova tappa per Kaho Matsui, artista giapponese di stanza a Philadelphia, la cui discografia si distingue per un’eterogeneità fuori dagli schemi. Un approccio variegato attraversato da una costante: la sperimentazione da cameretta. Non tanto bedroom pop, quanto il desiderio di perdersi tra laptop e strumenti fisici, dando forma a un linguaggio che fluttua tra intimismo, lunaticità e spontaneità dal carattere ludico. Tra innesti indietronica e reminiscenze avant-folk, il corpus di Matsui attraversa ambiti emo-ambient e innesti Idm, fino a condensarsi in questo lavoro, dove venature post-folk vengono rese tridimensionali da un canto languido e vagamente cibernetico.
Più coeso rispetto ai lavori precedenti, il disco restituisce al termine amatoriale la sua accezione più nobile. Un passo deciso rispetto alla prova di “S/T” del 2022, che nel tentativo di flirtare con il drill’n’bass mostrava discontinuità non sempre risolte. L’arpeggio di chitarra acustica su field recordings di “Under” appare una soluzione più matura, così come le aperture dream pop di “Eyesore”, attraversate da una lavorazione vocale vellutata e sbiascicata, sebbene il missaggio non riesca a renderle giustizia.
Qua e là emergono scelte curiose: le manipolazioni quasi elettroacustiche che attraversano l’opera, le inflessioni vocali dal timbro nasale della title-track, il missaggio volutamente grezzo, vicino a un’estetica fai-da-te digitale. Gli spunti sono numerosi e le idee affiorano come frammenti di un sogno inquieto, ma il disco restituisce talvolta l’impressione di una demo in attesa di messa a fuoco. Una poetica che richiama quella di Parannoul: bella da intuire, ancora da compiere.
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23/01/2026