Canzoni eleganti, felpate, gestite in punta di produzione, come se ogni elemento in più ne compromettesse l’equilibrio. Canzoni sofisticate, che dagli eterni riferimenti del genere (Sade, Wendy Smith, Tracey Thorn) scivolano via via lungo la linea del tempo abbracciando il mito di Janet Jackson e i groove sintetici di Jessie Ware e Fabiana Palladino. Canzoni concise, lunghe il tempo che serve, a preservare intatta l’emozione che esse contengono. Lungo neanche mezz’ora, “F.I.G” (abbreviazione per “fall into grace”) è il debutto con cui Naomi Scott, ben più conosciuta nei panni di attrice (un passato nella Disney, più recentemente ruoli in “Charlie’s Angels” e “Smile 2”) trova la sua dimensione musicale dopo anni di pezzi spuri. Lo fa con classe e compostezza da veterana, con un linguaggio già denso di una maturità che qui è sinonimo di esperienza di vita; perché rientrare in contatto con la grazia è questione di piccoli attimi.
Groove e sofisticazioni varie, insomma: la ricetta è conosciuta, meno le sue combinazioni, che solo in rare occasioni tentano la strada dance (con successo, vedasi “Cherry”, dritta dalle sessioni di “All For You” della già menzionata Janet Jackson), per favorire piuttosto felpati passi funk (“Gracie”, toccante chiusura dal tocco Quincy Jones) o suadenti vibrazioni r&b (i bassi minimali in fascia Jai Paul di “Rhythm”).
Assieme al produttore Lido (già dietro a gente come Mariah Carey e Halsey) Scott escogita un mondo di sensazioni vellutate, di sussulti che spendono il loro grosso bagaglio emotivo giocando di sottrazione (il sommesso passo reggae di “Losing You”), come se vivessero già nel ricordo, cullati da una nebbia che ne attutisce il dolore. La grazia agisce quindi d’impatto, giocando con onestà al prospetto di una separazione netta (i synth scintillanti di “Cut Me Loose”, in cui compare anche lo zampino di Blood Orange) o attutendo l’impeto che può causare l’ossessione (il fuoco lento che anima “Bound”).
Manca ancora quel pizzico di carattere in più dal punto di vista produttivo che personalizzi realmente la proposta di Naomi Scott, anche così, nel mare di proposte sintetiche/electro tutte mirate a massimizzare il loro approccio streamingcore, la proposta della britannica giunge come aria fresca. Oltre le playlist, uno spiraglio di eleganza.
05/05/2026