Newt. - Voider

2026 (Ostia)
alt-rock, post-grunge

Album di debutto per i bolognesi Newt., rimasti bloccati in una bolla temporale con sopra marchiati a fuoco quattro numeri: 1.9.9.1. Un’estetica che non smette di fare proseliti, coinvolgendo sia i nostalgici più intransigenti, sia le generazioni più giovani, che rintracciano in quei suoni, e soprattutto in quella modalità di suonare, uno spirito che troppo spesso viene percepito come smarrito. E invece per molti musicisti resta forte la voglia di ritrovarsi in garage, oppure affittare una sala prove e alzare al massimo i volumi degli ampli, fottendosene delle classifiche di vendita zeppe di trap e autotune. I Newt. non sono musicisti esordienti, provengono da esperienze in altre band, Marnero, ED e Antares: oggi si guardano sì alle spalle, ma per disegnare un’ipotesi di alternativa contemporaneità.

I riferimenti del quartetto sono evidentissimi, e anche piuttosto ingombranti, a partire dal grunge di Nirvana, Mudhoney e Tad, e dal propulsivo garage-psych di marca Motorpsycho. Ma poi i Newt. ci mettono del proprio, componendo dieci tracce che vivono di vita propria. Ci sono la furia elettrica di “Acetoned”, l’hard-psych di “Sleepwalk”, l’efficacia di “This Place”, la ricerca del ritornello da stadio impressa in “Nobody”, ma anche la tensione melodica che emerge fra le spire di “Saturnine”, dove proprio quando rallentano mettono a segno un colpo da veri maestri.

Per rendere tutto ancor più “vero”, il mastering del disco è stato affidato a Jack Endino, sì, proprio lui, quello dei Reciprocal Studios, gli studi di registrazione dove nacquero moltissimi dischi divenuti simbolo della stagione d’oro del Seattle Sound.

Tracklist

  1. Sleepwalk
  2. Acetoned
  3. All Belongs To Grey
  4. She
  5. Enemies
  6. Saturnine
  7. How To Dismantle An Atomic Girl
  8. This Place
  9. You Gotta Lose A Thing
  10. Nobody


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