SAMBA JEAN-BAPTISTE - +3

2026 (Self released)
folktronica, songwriter

Perdersi tra i significati del proprio tempo, fino a coglierli, masticarli e sputarli nel primo secchio. Le canzoni di Samba Jean-Baptiste, haitiano di stanza a Brooklyn, scompongono pensieri, ricordi, fascinazioni, ascolti di un musicista paragonato qui e là a Dean Blunt, ma che nel suo Dna ha molto più da raccontare, quantomeno da esporre sul piano stilistico.
Perché le canzoni di Samba Jean-Baptiste sono frammenti sparsi sul letto; istantanee di vita che tornano a galla anche appena per un attimo; emozioni da calibrare seguendo una linea soul che svanisce nel giro di due strofe, prima che un ritmo dubstep finisca per disperdersi al terzo giro di accordi slowcore, e una serie imprecisata di confessioni private sciorinate tra un piano rotto e una lacrima campionata mentre un cane abbaia all’orizzonte (”Peppermint”).

 

“+3” racchiude diciassette scatti di cantautorato r’n’b calato in formine indietroniche. Un disco che rievoca a primo acchito Frank Ocean oltre al sopracitato Dean Blunt, smarcandosi tuttavia da ogni parallelo grazie a una scrittura personalissima, ricca di escursioni nel meraviglioso mondo dei sound collage, come nel caso di “By The Wind”, composta ed eseguita con Kerane Marcellus & Chloë LeStage, improvvise messe in scena neo-soul – si prenda da esempio “Swan Song” in duetto con Alana Markel – e sinuose frattaglie elettriche, alla Tricky, tanto per capirsi, che scivolano animosamente lungo il percorso senza seguire una direzione precisa, come accade nella title tracking.

 

“Sono cresciuto nel Massachusetts suonando musica classica con mia sorella, io il violoncello e lei il violino, nella Boston Symphony Orchestra. È lì che è nato il mio interesse per la musica, perché quando non suonavo il violoncello, tutti si mettevano in mostra, cantando canzoni pop al pianoforte, e da lì è partito tutto: scrivendo una canzoncina su una cotta o qualcosa del genere quando ero bambino”, racconta Samba Jean-Baptiste in una vecchia intervista per Radio Rainy Dawg.
Mescolare potenziali motivetti soul e basi glitch pare essere lo sport preferito dal giovane compositore di origini haitiane, e passaggi come “Statues & Symbols”, ancora una volta con Chloë LeStage, rimarcano tale approccio.
In questo susseguirsi di schizzi su tela contornati da linee sottili e altrove neoromantiche, manca forse il collante con il quale restituire una compattezza di fondo. Eppure, al netto di questa carenza, le sfocature di “+3” riescono a formare un affresco sonoro comunque sia vibrante, mai autoindulgente o piacione. Un album di sottile cantautorato alt-folk con venature soul che riesce a emanciparsi senza scadere, grazie soprattutto a una serie imprecisata di sussulti elettronici che spuntano in punta di piedi un po’ ovunque (“Grey Sky Lunacy” feat. Swan Ellen Eden & Rockie Rode).

 

Certo, Samba Jean-Baptiste deve ancora perfezionare questa sua singolare inclinazione, questo suo essere stralunato con grazia. Ma le premesse sono quasi tutte buone e il futuro, per ora, è senz’altro dalla sua parte.

15/05/2026

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