Potrei liquidare l’analisi dell’ultimo album di Penny & Sparrow (Andy Baxter e Kyle Jahnke) semplicemente citando le loro palesi e dichiarate influenze, ovvero
The Swell Season,
Sufjan Stevens,
Bon Iver, John Denver,
Anaïs Mitchell e i
Mumford & Sons, ma sarei ingiusto e superficiale nel tentare di racchiudere la loro musica in asettici parametri stilistici.
“Let A Lover Drown You” è il terzo album del duo di Austin, il primo a godere di una produzione altisonante (John Paul White e Ben Tanner), un progetto dalla scrittura solida e raffinata, nel quale alla semplicità e all’immediatezza corrisponde un lirismo intenso e vellutato.
Le undici tracce scorrono fluide, ricche della stessa schiettezza emotiva di
Sam Beam o
Paul Buchanan, trucchi e tentazioni pop sono tenuti alla larga, con un
mood prevalentemente malinconico che schiva le complesse architetture folk dei seguaci di
Nick Drake in favore di una coreografia urban-soul dai toni
noir.
Nonostante l’orchestra e le spurie incursioni nel jazz, il duo si allinea alla tradizione di
Simon & Garfunkel, Jimmy Webb e Don Mc Lean: testi introspettivi ricchi di riferimenti letterari si incastrano perfettamente nel tessuto armonico, le canzoni sono immediate e toccanti, la malinconia scivola leggiadra e lascia dietro di sé una piacevole sensazione di quiete.
Sono undici piccoli acquerelli tinteggiati da accordi di chitarra acustica (“Bourbon”) spesso ingentiliti da tenui tocchi orchestrali (“Finery”), canzoni semplici e schiette come se fosse il primo approccio con la musica e la composizione (“Bon Temps”).
“Let A Lover Drown You” non è comunque un album facile, il lirismo è spesso crudo e sofferto, ma è proprio quando il pathos graffia e irrita che il duo convince ed emoziona, sfiorando l’arida poesia dei
Blue Nile in “Bed Down“, scivolando in ariose armonie jazz-soul in “Unfold” e incantando con una progressione armonica di rara bellezza in “Catalogue”.
La coraggiosa e criptica “Makeshift” mette in gioco
loop e rumori per dar vita a un’atmosfera ossessiva e lacerante, aprendo le porte al lato oscuro del
songwriting di Andy e Kyle, che trova epifania in “Until Tomorrow”, “Each To Each” e “Eponine”, canzoni che scavano nel profondo della passione e della solitudine, lasciandosi cullare da harmonium e atmosfere folk-gothic, rimuovendo infine cenere e polvere e lasciando venire alla luce l’ardore, la passione e la sensualità della musica di Penny & Sparrow.