Dopo un paio di 12” di recente pubblicazione, gli Hide (un duo di Chicago composto da Heather Gabel e Seth Sher) giungono al fatidico debut-album, un disco che esce per la sempre attenta Dais Records, da qualche anno ormai punto di riferimento insostituibile per tutti gli amanti delle sonorità darkwave e industrial di matrice nordamericana (pensiamo a gruppi come Drab Majesty o Youth Code). Gli Hide incarnano una sorta di commistione tra queste derive sonore, accorpando a un nevrotico e tribale tappeto elettronico alcuni elementi più cupi e sinistri di matrice dark.
“Fall Down” rappresenta un biglietto da visita non indifferente: un’apertura affidata a un mantra declamato dalla voce femminile di Heather, mentre sullo sfondo prende vita un rumorismo cerebrale che si insinua lentamente sotto la pelle. “Bound/Severed” è più ritmata (nonostante il beat sincopato) e non lascia dubbi sulla qualità del prodotto in esame, capace di avvolgerci con suoni fagocitanti e aggressivi ma mai pretestuosi, una formula preziosa che questo duo riesce a distillare senza mai eccedere oltre le proprie possibilità. Si può forse rimproverare una certa ridondanza tra le note di “Castration Anxiety”, ma il filo logico che lega questi otto pezzi è un unicum da buttare giù tutto d’un fiato, come un veleno mortale.
Quando il crescendo di “Close Your Eyes” lascia il posto alla martellante “Wear Your Skin”, l’album trova un’ennesima conferma: freschezza compositiva da un lato e riferimenti trasversali di tutto rispetto dall’altro, con un background che sembra affondare le sue radici sia nella scuola americana che in quella europea. Gli Hide, infatti, hanno assimilato le contaminazioni di Suicide, Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Adult e persino Dive, ma hanno anche ripreso un certo immaginario gotherotico tipico dei Die Form (la copertina è piuttosto eloquente), oltre a essersi cibati di tanta oscurità elettronica e industriale degli ultimi trenta-trentacinque anni.
La seconda parte del lavoro offre ancora molta carne al fuoco, e lo testimoniano i due singoli “Wildfire” e “Fucked (I Found Heaven)”, già apprezzati nei rispettivi videoclip. Quest’ultimo brano è anche dotato di una certa carica figlia diretta del post-punk più sperimentale, quasi come se stessimo ascoltando una versione minimale e meno rabbiosa degli Youth Code. “Come Undone” e la noiseggiante “All Fours” chiudono il cerchio con un certo rigore stilistico, lasciando trasparire una carica sovversiva decisamente ipnotizzante.
Se cercate nuove mirabolanti pulsazioni, questo progetto di Chicago ha le risposte giuste per voi: senza inventare nulla di particolarmente originale, “Castraxion Anxiety” rimette in circolo quel sound che ha fatto epoca, sempre lontano dalle mode e sempre capace di catturare il corpo e la mente. Musica magnetica.