Il destino non è stato benevolo con Ren Harvieu. Entrata nella scuderia Universal alla giovane età di diciassette anni, nonostante il sostegno di Jimmy Hogarth (
Amy Winehouse,
Duffy), un tour al seguito dei
Glasvegas e la presenza al Glastonbury Festival, ha dovuto attendere quattro anni prima di poter incidere un album.
Nel frattempo un grave incidente alla schiena e il disinteresse della casa discografica (Island), che ha infine pubblicato l'album "Through The Night" (numero 5 in Uk) senza alcun sostegno pubblicitario, hanno troncato la carriera della cantante, peraltro indicata in molti sondaggi come potenziale erede di
Adele e Amy Winehouse.
Dopo otto anni, il ritorno sulle scene avviene grazie all'interesse e al sostegno dell'amico musicista Romeo Stodart dei
Magic Numbers.
Con "Revel In The Drama" Ren Harvieu ha finalmente la possibilità di mettere in mostra le singolari doti vocali: la voce calda e romantica si destreggia con classe e padronanza in una sceneggiatura strumentale che mette sullo stesso piano musical, eleganti orchestrazioni vintage, ballate vellutate e sinuose, accenni classicheggianti e operistici, atmosfere noir intense e drammatiche e sensualità da
spy story.
Un disco incline al
glamour, "Revel In The Drama", graziato da un'eleganza che incanta e seduce anche l'ascoltatore più smaliziato. Merito della scrittura perfettamente equilibrata tra canzoni civettuole ("Strange Thing"), languide arie da cabaret dalla non semplice struttura armonica ("Teenage Mascara") e romantiche ballate noir a metà strada tra Dusty Springfield e
k.d. lang, perfette per un nuovo film di James Bond ("Yes Please").
Piano, archi e fiati tengono salda l'atmosfera da
chanteuse senza mai strafare ("Curves & Swerves"), lasciando spazi ariosi alla voce di Harvieu ("This Is How You Make Me Feel"), che si concede a episodi più ricchi di pathos ("Little Raven") addentrandosi con decisione e giusta dose di spirito melò tra le trame gothic/orchestrali di "Spirit Me Away" e in quelle ancora più potenti e barocche della dissoluta "Cruel Disguise", la cui malsana
grandeur vale il prezzo dell'intero biglietto d'ingresso.
"Revel In The Drama" non è il classico
one-shot record. Ogni brano ha una propria peculiarità e una propria collocazione, in un immaginario che attraversa la cinematografia americana di
Lynch o
Tarantino ("This Is Our Love"), lo struggente romanticismo d'antan ("You Don't Know Me"), e non ultimo il seducente e ingenuo palpito emotivo provocato dal fascino delle
pin-up ("Tomorrow's Girl Today").
Con tanta carne al fuoco, il nuovo lavoro di Ren Harvieu sembra uno di quei dischi destinati a un ampio successo, ma non credo che ciò accadrà: la sensualità e l'eleganza di queste dodici tracce, buon'ultima in ordine di sequenza l'eccellente "My Body She Is Alive", non sono abbastanza civettuole per un pubblico abituato a una fruizione sempre più spedita e superflua. Questo è un album da corteggiare prima di innamorarsene fino in fondo.
Chapeau.