Le cover sono ormai diventate un classico
cliché, specialmente se diffuse online, ma elaborate dalle mani giuste possono ancora possedere un elevato potere comunicativo.
In tal senso, la cantautrice inglese A. A. Williams ha tracciato alcune incursioni nel mondo della rivisitazione musicale, utilizzando il periodo d'isolamento forzato, per personalizzare alcuni capitoli piuttosto famosi e pubblicarli alla spicciolata sulle varie piattaforme
social. Tutto questo materiale è stato raccolto in "Songs From Isolation", identificativo decisamente appropriato, sia per l'atmosfera melodica con la quale sono state sviluppate, che per il particolare contesto nel quale sono state concepite.
Le rielaborazioni della Williams sono asciutte e cupe interpretazioni per voce e pianoforte - in un paio di casi anche chitarra - di canzoni estese su tempi d'esecuzione più dilatati, sulla scorta delle metodologie post-rock finemente mostrate nell'ottimo esordio "
Forever Blue" gustato lo scorso anno.
La scaletta è composta da un variegato mix di selezioni, che parte da scelte più classiche come "Lovesong" dei
Cure, "Where Is My Mind?" dei
Pixies, "If You Could Read My Mind" di Gordon Lightfoot, "Creep" dei
Radiohead e "
Nights in White Satin" dei
Moody Blues. Sono presenti anche successi meno convenzionali per un disco di cover, come "Into My Arms" di
Nick Cave & The Bad Seeds, "Every Day Is Exactly The Same" dei
Nine Inch Nails e "Be Quite And Drive (Far Away)" dei
Deftones.
I testi scelti seguono un sistematico
fil rouge e si adattano allo stato d'animo del corrente momento storico, che si tratti di tormenti d'amore lontano ("Lovesong"), della noia di vedere ogni giorno uguale all'altro ("Every Day Is Exactly The Same"). Alcune evidenziano chiaramente la fragilità mentale del vivere in isolamento ("Where Is My Mind?", "Creep"), altre accennano a relazioni inevitabilmente fallite ("Nights In White Satin" e "If You Could Read My Mind"), dove l'approccio della Williams è portato a una notevole alterazione della melodia originale, abile nel far apparire i contenuti espressi sotto una luce completamente diversa da quella già nota.
"Porcelina Of The Vast Oceans" è forse la versione più intrigante del progetto, impegnata nel rivedere il brano più ambizioso che gli
Smashing Pumpkins inserirono nel seminale "
Mellon Collie And The Infinite Sadness", dove i forti contrasti tra le diverse sezioni (quasi
prog-rock) sono stati ricodificati in ondivaghe e flemmatiche note di pianoforte, a sostegno del testo criptico che Alex Williams, per mezzo della sua potente vocalità, trattiene molto più a lungo di quanto approntato da Corgan nell'originale, concedendo un peso emotivo e impressionistico molto più accentuato.
In un momento diverso un Lp come "Songs From Isolation" potrebbe rischiare di risultare troppo severo, deprimente e monotono. La Williams ha compiuto un buon lavoro, volto a catturare ogni sensazione peculiare del contesto attuale: una colonna sonora perfetta per fotografare, con cruda e verosimile realtà, l'esperienza comune probabilmente più straniante e prolungata che la maggior parte di noi vivrà.