Mellon Collie And The Infinite Sadness

Smashing Pumpkins

Mellon Collie And The Infinite Sadness

1995 (Virgin)
rock

È il 1995: la cosiddetta scena di Seattle sta dando sempre più evidenti segni di rigor mortis, i suoi alfieri Nirvana sono un ricordo, sta nascendo quello che di lì a poco verrà (orribilmente) chiamato “nu-metal”… ma per ora su Mtv fa furore il video di una canzone dalla classica struttura ruffianamente grunge, strofa piano-ritornello incazzato: si chiama “Bullet With Butterfly Wings” ed è degli Smashing Pumpkins, quartetto di Chicago costituitosi sei anni prima attorno al leader Billy Corgan. Il brano, dall’immediato impatto emotivo, forte anche delle liriche “despite all my rage I’m still just a rat in a cage” che Billy urla nel refrain, svolge perfettamente il suo ruolo di esca per milioni di ragazzini che si avventano a comprare il disco che lo contiene, ansiosi di colmare il vuoto lasciato da Cobain e soci; ma quello che questi incauti avventori si trovano tra le mani è ben altro che una semplice raccolta di canzoni pop condite da suoni punk-metal (non che questo fosse tutto ciò che conteneva un album dei Nirvana, ma tanto per capirsi…). Già il titolo, “Mellon Collie And The Infinite Sadness”, e la copertina, decadente e romantica, dovrebbero lasciarlo intuire.

In questo doppio album, che segue un esordio acerbo ma incoraggiante (“Gish”, 1991), un capolavoro assoluto capace di scardinare e ricreare le coordinate di un nuovo genere di rock (“Siamese Dream”, 1993: in qualche modo avvicinabile al movimento dello shoegazing , è un disco costruito su muri di chitarre saturissime oscillanti tra metal e noise, alternate a oasi di assoluta serenità melodica, su cui Corgan innesta nenie vocali sognanti e dolcissime), e una interessantissima raccolta di rarità (“Pisces Iscariot”, 1994), l’incontrollabile ego di Corgan viene lasciato finalmente libero di scorrazzare per ogni anfratto dell’universo musicale che gravita nei dintorni della parola “rock”, anche laddove sia necessario forzare (e non poco) la mano per ritrovare i canoni tipici del genere: il risultato è una raccolta di ventotto canzoni, divise in due sezioni dai suggestivi titoli “Dawn To Dusk” e “Twilight To Starlight”, quasi tutte stupende nella loro eccessiva, strabordante teatralità, e in grado di alternare con una noncuranza disarmante stili e generi tra i più disparati.

Si passa dal grunge-rock della già citata “Bullet With Butterfly Wings” al pop sinfonico della meravigliosa “Tonight, Tonight”, da esperimenti proto-industrial (“Love”, “Tales From A Scorched Earth” – quest’ultima decisamente Nine Inch Nails) a ballate tristi e semiacustiche come “In The Arms Of Sleep”, “Galapagos”, “By Starlight”; e ancora, da scherzi minori come “Beautiful” o “We Only Come Out At Night” al rock radiofonico (ma con che classe…) di “Here Is No Why” o “Muzzle”; dall’hardcore di “X.Y.U.”, al rock a la “Siamese Dream” di “Jellybelly”, da brani inconfondibilmente progressivi fin dai titoli (“Porcellina Of The Vaste Oceans”, “Thru The Eyes Of Ruby”) alla meravigliosa pop-wave di “1979”, dal metal (“Fuck You”) al dream-pop (“Cupid De Locke”), in un ribollente calderone di suoni, chitarre, melodie, parole. Su tutto, l’acida voce di Corgan, sempre al limite del sopportabile con quel timbro così particolare e nasale che ne è anche il marchio di fabbrica.

Impossibile coprire tutto l’arco musicale seguito in questo album da Corgan alla guida (dispotica) delle sue zucche: troppo ampia la materia di studio, troppo vasti i territori esplorati. Così come è impossibile indicare un capolavoro o un brano rappresentativo – non a caso, dal doppio cd verrano estratti sei singoli, ciascuno dei quali pubblicato insieme a diversi inediti (molti dei quali, peraltro, di estremo interesse) a testimonianza di un momento di grazia creativa incontenibile.

Unico trait d’union del disco, come il suo titolo lascia intuire, è un’aura di malinconia decadente che pervade tutte le tracce, sublimata in rabbia depressa nei brani più chitarristici o stemperata in languido romanticismo in quelli più atmosferici; anche questa componente contribuisce a rendere unico il risultato finale, salvandolo dal rischio di essere solo un’accozzaglia di ritagli musicali disparati e rendendolo un’opera competa e chiusa.

Dopo aver esplorato il rock in lungo e in largo, Corgan non aveva altro da fare nei suoi territori e ha dovuto cambiare strada. I risultati non sono stati all’altezza del personaggio, e l’agonia musicale di Billy è stata (è ancora?) lunga e dolorosa, dapprima con gli ultimi lavori degli Smashing Pumpkins e poi col progetto Zwan. Quello che è certo è che con questo doppio album Corgan e soci hanno lasciato ai posteri un monumento alla musica, una summa del rock (più o meno mainstream ) che assieme a pochi altri lavori potrebbe servire da sussidiario o compendio per iniziare a conoscere le infinite sfaccettature in cui si è evoluto dagli anni Settanta agli anni Novanta.

 

09/11/2006

Tracklist

  1. 1. Dawn To Dusk
  2. 2. Mellon Collie And The Infinite Sadness
  3. 3. Tonight, Tonight
  4. 4. Jellybelly
  5. 5. Zero
  6. 6. Here Is No Why
  7. 7. Bullet With Butterfly Wings
  8. 8. To Forgive
  9. 9. Fuck You (An Ode To No One)
  10. 10. Love
  11. 11. Cupid De Locke
  12. 12. Galapogos
  13. 13. Muzzle
  14. 14. Porcelina Of The Vaste Oceans
  15. 15. Take Me Down
  16. 16. Twilight To Starlight
  17. 17. Where Boys Fear To Tread
  18. 18. Bodies
  19. 19. Thirty-Three
  20. 20. In The Arms Of Sleep
  21. 21. 1979
  22. 22. Tales Of A Scorched Earth
  23. 23. Thru The Eyes Of Ruby
  24. 24. Stumbleine
  25. 25. X.Y.U.
  26. 26. We Only Come Out At Night
  27. 27. Beautiful
  28. 28. Lily (My One And Only)
  29. 29. By Starlight
  30. 30. Farewell And Goodnight
Federico Guglielmi
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