SMASHING PUMPKINS - Cyr

2020 (Sumerian)
indie-rock, synth-pop

Billy Corgan è sempre stato affetto da manie di gigantismo. L’enciclopedico “Mellon Collie“, uno dei dischi di riferimento degli anni 90, sarebbe stato ancor più memorabile se sottoposto a una piccola dieta dimagrante: non è un caso se in molti continuano a preferirgli i più compressi “Siamese Dream” e “Gish”. Anche la doppia emissione di “Machina” con qualche lungaggine in meno sarebbe risultata un buon lavoro, per non parlare di quasi tutti i trascurabili e talvolta cervellotici dischi successivi, iper-diluiti a tal punto da far passare come benvenuto l’inaspettatamente snello “Shiny And Oh So Bright“, l’episodio non certo memorabile di due anni fa che siglò il ricongiungimento artistico con James Iha.

“Cyr” riesce a mantenersi breve nel titolo, battendo il record di quattro lettere risalente all’esordio “Gish”, ma di tracce musicali ne contiene ben venti, troppe, facendo perdere efficacia ai buoni intenti del suo autore. Negli ultimi mesi Corgan è tornato a esplorare quei sentieri sintetici già percorsi in occasione di “Adore” (all’epoca maltrattato dai sostenitori, salvo essere prontamente rivalutato in occasione della più elettrica trasposizione live) ma senza mai riuscire a eguagliarne gli slanci emotivi, il pathos e la grandeur. La presenza delle chitarre di James Iha e Jeff Schroeder passa in secondo piano, e a volte persino la batteria di Jimmy Chamberlin viene inopportunamente sacrificata per lasciare il centro della scena ai synth e ai software manovrati dallo stesso Corgan, che ha non soltanto scritto, ma anche interamente prodotto l’album.

L’estetica e lo schieramento di forze in campo, stabiliti dall’onnipotente Corgan, fanno di “Cyr” un prodotto compatto, tanto compatto da rendere difficile distinguere una canzone dall’altra. È evidente la mancanza di elementi fortemente caratterizzanti, se non un’idea generale di mettere in sequenza degli uptempo in grado di emulare certo synth-pop figlio degli anni Ottanta. Alla ruvida rabbia di un tempo vengono così sostituite ritmiche da dancefloor alternativo che ridefiniscono completamente i sogni dell’ex-ragazzo dell’Illinois. Buone idee emergono dall’energia “pop” di “The Colour Of Love” e “Cyr” (la title track), dalle vaghe impronte alt-rock di “Wittch” (sarà senz’altro la prediletta dai fan della prima ora) e “Anno Satana”, dai (e qui doveva osare di più) poco convinti affondi darkwave di “Black Forest, Black Hills”.

Poi purtroppo sono i rimpianti ad avere la meglio: la dolcezza di “Dulcet In E” non è neanche lontana parente di una (cito a caso) “Disarm”; l’anemico easy listening delle inconsistenti “Haunted” o “Schaudenfreud” diviene persino imbarazzante in occasione dell’improbabile “Tyger, Tyger”. Corgan si diverte con i simpatici giochini di parole utilizzati nella generazione dei titoli (“Starrcraft”, “Adrennalynne”) e ospita i ricorrenti cori femminili affidati all’australiana Katie Cole e all’americana Sierra Swan, due cantanti con già all’attivo collaborazioni importanti e dischi in proprio. Il giro di giostra si chiude con “Minerva” che in zona Cesarini cerca di risollevare il blasone del vecchio Billy. Troppo tardi, e troppo poco, per poter assegnare a “Cyr” un posto di rilievo all’interno dell’imponente discografia degli Smashing Pumpkins.

02/12/2020

Tracklist

  1. The Colour Of Love
  2. Confessions Of A Dopamine Addict
  3. Cyr
  4. Dulcet In E
  5. Wrath
  6. Ramona
  7. Anno Satana
  8. Birch Grove
  9. Wyttch
  10. Starrcraft
  11. Purple Blood
  12. Save Your Tears
  13. Telegenix
  14. Black Forest, Black Hills
  15. Adrennalynne
  16. Haunted
  17. The Hidden Sun
  18. Schaudenfreud
  19. Tyger, Tyger
  20. Minerva

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