Era inevitabile: ancora una volta i musicisti alzano la voce nei confronti del potere. La novità è che questa volta anche la scena
mainstream fa la propria parte. La vittoria di Donald Trump ha alzato il livello conflittuale, sfiorando anche la guerra civile, di pari passo anche gli artisti si stanno schierando con maggior chiarezza contro la deriva autoritaria dell'attuale amministrazione statunitense.
Qualcuno affermerà che nonostante la presa di posizione di
Taylor Swift, l'America non è riuscita a evitare l'incubo Trump, ma in un contesto apparentemente democratico, i venti di rivolta appaiono decisamente meno impetuosi, ma non per questo meno rilevanti. Mentre
Bruce Springsteen sfida il governo offrendo soldi e sostegno alla famiglia di Renee Nicole Good, altri protagonisti della musica rock americana scendono in campo conciliando arte e politica. Oltre al merito puramente artistico, anche l'ultimo album di
Mavis Staples è stato al centro di profonde riflessioni socio-politiche. A questo coro di dissensi si aggiunge ora un'altra voce storica della musica
made in Usa, ovvero
Lucinda Williams. Con un titolo che non lascia dubbi, "World's Gone Wrong", la cantautrice della Louisiana va direttamente al punto e mette in fila una serie di canzoni tanto potenti musicalmente quanto sferzanti.
"Le cose si stanno mettendo male, ma potrebbe andare peggio", con queste parole la cantautrice apre l'album più potente e militante della propria carriera. Non c'è però spazio per quel sentimentalismo che spesso infetta molta musica di protesta: la band tiene il tempo con la grinta necessaria per trasmettere in tempo reale tutta la rabbia e l'angoscia dell'autrice.
Il fido produttore Ray Kennedy e il compagno di vita e d'arte Tom Overby sfoderano intuizioni musicali degne dei lucidi e taglienti testi, ma è lo spirito corale con il quale i vari ospiti e amici contribuiscono alla resa finale la vera sorpresa di "World's Gone Wrong".
Le canzoni scorrono con una naturalezza impressionante, valgano come esempio il piglio southern-rock di "Something's Gotta Give", perfettamente congeniale all'amara riflessione sulle tante disgregazioni della società americana.
Sia ben chiaro che l'ultimo album di Lucinda Williams non è un disco musicalmente innovativo, anzi, l'attuale formazione sceglie sonorità e arrangiamenti funzionali a una resa live, piuttosto che a uno
status cantautorale da consegnare alla lunga tradizione del
country-rock americano.
Anche quando l'autrice sceglie di abbassare i toni con ballate più morbide e vellutate, quel che emerge è un'urgenza che stempera le ambizioni puramente compositive. L'avvolgente "Slow Life" cita senza pudore intuizioni melodiche che rimandano a John Hiatt e
Dr John, mentre la ballata a tempo di valzer "We've Come Too Far To Turn Around" sfodera un
mood alla
Bob Dylan e si avvale della presenza al controcanto di
Norah Jones.
Lucinda Williams tiene fede al ruolo di interprete incendiaria della tradizione musicale rock e pop. Dopo aver interpretato con buoni risultati il repertorio di
Bob Dylan,
Tom Petty e, più recentemente, le canzoni dei
Beatles, con "World's Gone Wrong" usa linguaggi sonori familiari, dal pop-rock alla
Patti Smith di "How Much Did You Get For Your Soul" alla cover di "So Much Trouble In The World" di
Bob Marley cantata in coppia con Mavis Staples, al fine di rendere immediatamente fruibile un album che mira a ridestare le coscienze.
Che un'artista di successo abbia deciso di alzare i toni ("Sing Unburied Sing"), di ridare identità al termine rock-
blues ("Black Tears") e di affidare alla musica una valenza non solo confortevole ma impegnata e socialmente rilevante ("Freedom Speaks") è un segno dei tempi correnti, e anche se "World's Gone Wrong" resta un ottimo album di country-rock-blues suonato come dio comanda ma senza scossoni o innovazioni epocali, poco importa: il messaggio di Lucinda Williams è più forte di qualsiasi logica puramente musicale. Questa è eccellente
old time music cantata e vissuta con una maturità e una consapevolezza che sono frutto di una vita vissuta controcorrente e non priva di ostacoli, una
summa perfetta di un percorso artistico che merita rispetto.