Nine Inch Noize - Nine Inch Noize

2026 (Interscope)
Ebm, electro-industrial

Una nuova collaborazione tra Nine Inch Nails e Boys Noize era nell’aria, considerando che i due progetti avevano già lavorato insieme per “Challengers [Mixed]” e solo pochi mesi fa per la colonna sonora di “Tron: Ares”. Stavolta, il palco del Coachella ha trasformato questo sodalizio in qualcosa di molto più scintillante: uno spettacolo perfetto per mandare il pubblico in visibilio, ma anche l’occasione per dare nuova linfa ad alcuni brani solo in apparenza intoccabili, come ad esempio “Closer”, qui praticamente in versione sexy-body music (che vi piaccia o meno).

La scaletta del disco (registrato, a detta dei protagonisti, tra palco, studio, aerei e alberghi vari!) segue esattamente quella del concerto, come se ci trovassimo al cospetto di un remix album travestito da live album e viceversa. Perché oggi più che mai, (ri)lanciare un sound acquisisce maggior spessore se alle spalle c’è anche uno show capace di raccontarlo e di contestualizzarlo. Tutto è stato studiato nei minimi particolari, come la campagna virale che ha accompagnato l’uscita di questo prodotto-evento.
Senza dubbio Trent Reznor si è affidato alla persona giusta, non a caso Boys Noize (il tedesco Alexander Ridha) si era già cimentato, con risultati positivi, nella ricostruzione elettronica di alcuni brani importanti (remixando gente del calibro di Depeche Mode, Tiga, Daf, Chemical Brothers, Pet Shop Boys e molti altri). Il risultato è un disco che intrattiene e sa (soprattutto) far ballare, pur partendo senza grandi sussulti (“Vessel” e la successiva “She’s Gone Away”). Un lavoro poi capace di ingranare la marcia più alta grazie a una versione pompatissima di “Heresy” e al delirio Ebm di “Parasite”, qui completamente spogliato da qualsiasi clangore industriale (il pezzo appartiene al repertorio di How To Destroy Angels) in favore di una carica tanto sintetica quanto muscolare.

Se da un lato bisogna rimarcare il fatto che questa esperienza targata Nine Inch Noize potrebbe restare incanalata nel puro contesto del divertissement, c’è da dire che il prodotto finito non risulta affatto fine a se stesso: lo dimostrano le rivisitazioni tutt’altro che scontate di “The Warning” (terzo brano pescato da “Year Zero”) e “Memorabilia” (un vecchio omaggio ai Soft Cell), quest’ultima originariamente pensata da Reznor come un martello electro-industrial (si tratta di una B-side uscita ai tempi di “Closer”) ma qui riplasmata da Boys Noize attraverso un approccio technoide ancora velatamente abrasivo.

Nel 2026, Trent Reznor e Atticus Ross hanno sempre qualcosa da dire, ma non hanno più nulla da dimostrare, questo è poco ma sicuro: tuttavia, soltanto con una futura release a nome Nine Inch Nails le risposte saranno più chiare. Nel frattempo, l’album in esame rientra tra le sorprese che non ti aspetti, perché un diversivo non solo è capace di ingannare ogni attesa, ma può anche rivelarsi un gioiellino importante, almeno per i fan che seguono con grande attenzione ogni mossa del progetto. Operazione riuscita.



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