Le prime, sparute gocce di pioggia di un temporale estivo rimbalzano sulle lamiere di uno
slum londinese. Nell'ombra di un vicolo, una figura malandata, curva si muove grottesca, come incapace di tenere a bada i movimenti inconsulti del proprio violino. Il Male dell'Est, sospinto dal vento, ha attraversato Balcani e Carpazi e bussa alle porte dell'Inghilterra. Questo è l'inizio cinematografico ("Obscura") di "Twin Feathers", il secondo album del quintetto di Cambridge, il cui nucleo è rappresentato da Xavier e Rachel Watkins, marito e moglie.
Si tratta di un disco che alterna una leggerezza bucolica preraffaelita e grevi paesaggi
turneriani di tempesta, prendendo a piene mani dai
Pentangle e dal folk inglese anni 60 ("Fallen Trees" su tutte) e aggiornando tali riferimenti con originalità e cura, declinando i loro arpeggi medievaleggianti, i loro gorgheggi fatati nella esplosiva contemporaneità del post-rock, riprendendo le sferzate di
Warren Ellis e, a volte, l'attonito riverbero
sigurrosiano ("Rituals", "The Sea & The Heather").
Qualcosa di questo approccio si è forse già intravisto l'anno scorso in "
The First Days Of Spring" dei
Noah And The Whale, la cui trasfigurazione di larvati movimenti del cuore raggiunge qui, però, un risultato compiuto, definitivo. Nel bene e nel male, i Fuzzy Lights non temono la dilatazione, la costruzione di trame che trascendano la canzone canonica. È così che si ottiene un disco di una certa stazza (nove tracce per cinquantadue minuti), che sa però offrire spunti diversi, pur nell'estetica unitaria di bucolica meditazione e improvvisi squarci d'irrequietezza.
Per una "The Museum Song", tour forse un po' didascalico di ariosa contemplazione, sull'onda di un compiaciuto
pizzicato, troviamo una "Shipwrecks" che si trasforma da elegia a due voci a tremenda rievocazione
noise di naufragi interiori. Oppure gli inaspettati
Sea And Cake di "Slowing Time", improvviso sussulto di un'eleganza non distaccata, o il fascino della muta rappresentazione di volti estenuati di "Lucida", mini-suite per fisarmonica e violino.
Scenografie grandiose come quelle dei gemiti chitarristici di "Through Water", volatili fremiti corali come quelli di "The Sea & The Heather" testimoniano ancora una volta la forza sinergica di due cantautori coesistenti all'interno di una stessa band e insieme compagni sentimentali.
I Fuzzy Lights compiono insomma con "Twin Feathers" un importante passo verso la definizione di una propria impronta e verso una fusione convincente delle loro diverse influenze e attitudini. Eppure è difficile non vedere il disco come una rampa di lancio, piuttosto che come un punto d'arrivo.