Più di vent'anni fa Sam Rosenthal chiariva in alcune compilation della Projekt quali fossero i suoi gusti musicali andando a ripescare leggende della musica tedesca quali
Popol Vuh e
Tangerine Dream. Negli anni a seguire, l'accezione di dark della Projekt ha abbracciato mondi apparentemente lontani dalle frequentazioni del pubblico goth: dal dream-pop degli Area allo shoegaze dei Mira passando per il folk etereo dei Faith & Desease. Non stupisce quindi che
Sam Rosenthal abbia voluto sul catalogo Projekt l'esordio degli Every Silver Lining Has A Cloud (già pubblicato privatamente l'anno scorso), un disco che insegue le aurore boreali dei
Sigur Rós intrappolate all'interno di notturne nuvole tempestose.
L'intro, "Against All Odds", è una nenia puntellata da un pianoforte decadente che serve a introdurre le atmosfere sospese di "Every Silver Lining Has A Cloud", omonimo album di debutto di un duo francese formato da Guillame Pintout (chitarre) e Cyrille Holodiuk (batteria) - nessuna partentela con il progetto con lo stesso nome prodotto da Bill Laswell quasi vent'anni fa. Ad aiutarli sulle dieci tracce del disco ci sono solamente Haluka Chimoto al violoncello e Damien Ossart al basso.
Il suono di una bicicletta sotto una cascata di loop mandati al contrario - i primi istanti di "A Stolen Life" - cortocircuita Yann Tiersen,
Múm e Sigur
Rós in una ballata ultra-romantica che esplode sopra lingue di chitarra e violoncello bollenti come lava. Stessa miscela sulla più lunga ed epica "The Air Is On Fire".
Al pari degli
Hammock i due Every Silver Lining Has A Cloud adattano formule e trucchi del miglior post-rock illuminato dal passaggio della meteora dei
Godspeed You Black Emperor alla sensibilità
dream-wave. Da questa attitudine nascono passaggi meravigliosi come l'inaspettata sospensione del crescendo straziante su "Motionless", o l'uncino melodico durante la lenta litania su "The Sun Is Already Gone". Sensibilità pop che si materializza su "Such a Waste", puro nettare di sognante shoegaze, con tanto di
riff a impreziosirne il finale.
Dopo tanto romanticismo la chitarra alla Mogwai che introduce il primo minuto di "The Leaden Sky" sembra quasi un risveglio. Intensità che torna più avanti durante la lunghissima "Leaves Across The Roads". Prima del languido e interminabile finale di "Backward".