Ritorno di fiamma per la Matinèe che, insieme al terzo dei
Math & Physics Club e a una raccolta degli Ep dei
Northern Portrait, ripropone anche una delle sue band più
jangle, i
Bubblegum Lemonade del
glaswegian Lawrence “Laz” McCluskey, giunti anch’essi al terzo. Difficile non innamorarsi del disco, che si prende gioco affettuosamente dell’
album della banana sia nella copertina che in qualche suo pezzo (l’accidiosa “Don’t Hurry Baby”) e che, per il resto, si rende simpatico col
groove dinoccolato di “Dead Poets Make Me Smile” (qui il riferimento giocoso è decisamente a “
Cemetery Gates”, anche nel
riff Marr-iano che compare a un tratto).
Tutto “Some Like It Pop” mischia
Dunedin sound (la nervosa “Famous Blue Anorak”, i coretti sgangherati dell’iniziale “This Is The New Normal”) con la curiosa ingenuità dei
Teenage Fanclub (“Have You Seen Faith?” potrebbe venire dall’ultimo
Lightships) e alcuni sprazzi vintage di pop anni Sessanta (la
Beatles-iana “You Can’t Go Back Again”) e di
Paisley Underground (la sudaticcia “It’s Got To Be Summer”).
Si tratta poi di un disco più arioso dal punto di vista sonoro, ma anche meno claustrofobico dal punto di vista stilistico e armonico (qui c’è sostanzialmente solo un brano in stile punk-pop caramelloso, “Your Valentine (Takes Back In Time)”) a conferma di un certo salto di scrittura rispetto ai dischi precedenti e all’esperienza degli
Strawberry Whiplash.
Non è facile, e inaspettato per uno che ha sempre scritto un indie-pop ancora più inclinato sul suo lato più adolescenziale, presentarsi con un terzo disco così vario e maturo (pur conservando tutte le caratteristiche di freschezza e spontaneità del genere di riferimento). È una grande conquista di Laz.