Johnny Blue Skies & The Dark Clouds - Mutiny After Midnight

2026 (High Top Mountain)
country rock, funk
E’ un artista decisamente fuori dall’ordinario, Sturgill Simpson. Non solo ha rivoluzionato l’etica e l’estetica country rock con una serie di album singolari, ma ha saputo rinunciare alla seduzione del successo stravolgendo le regole della comunicazione, prima pubblicando a sorpresa un disco sotto il nome di Johnny Blue Skies (“Passage Du Desir”), senza alcuna promozione e addirittura eliminando dalla copertina qualsiasi riferimento a sé stesso, in seguito assumendo le sembianze del personaggio creato per un progetto ancor più radicale.

Con il nome di Johnny Blue SKies & The Dark Clouds, Sturgill Simpson ha rilasciato prima attraverso il solo canale YouTube (ma solo temporaneamente), poi in formato fisico e quindi solo sulla piattaforma Apple (escludendo Spotify) il disco più militante, irruento e controverso della propria carriera.
“Mutiny After Midnight” è un album sarcasticamente rivoluzionario. La critica di Sturgill Simpson all’attuale amministrazione politica americana (Trump, Maga, Ice, oligarchia e corruzione) passa attraverso le maglie della rivoluzione sessuale: non è un caso che tutto si apra con “Make America Fuck Again”, un brano che non è solo un'ironica contrapposizione concettuale e culturale, ma una profonda analisi dell’ultima vera potenziale ribellione sociale e politica: il sesso.

Testi espliciti e perfino banali vanno di pari passo con un rock-country-funky-pop potente e accattivante, i groove messi in campo dalla band - Laur Joamets (chitarra), Robbie Crowell (tastiere), Kevin Black (basso) e Miles Miller (batteria) - sono incisivi, solidi e spavaldi. Un brano come “Situation” mette insieme il funky degli Chic con il rock sudista dei Lynyrd Skynyrd, allo stesso modo le pulsioni orchestral-disco-soul alla MFSB si fondono con una melodia ancora tipicamente country nell’ariosa “Everyone Is Welcome”: l’effetto è non solo geniale e divertente ma alquanto irriverente.
Per i fautori della composizione perfetta a tutti i costi, basta la sola “Don’t Let Go” (il brano più country oriented) per restare soddisfatti, per i più esigenti le cadenze alla Earth Wind & Fire di “Venus” si candidano come la miglior interazione tra funky e canzone country-pop dell’ultimo ventennio, e si può immaginare il sorriso beffardo di Jeff Lynne durante l’ascolto di “Make America Fuck Again” (un mix tra “Last Train To London” e “Dont’ Bring Me Down”).

Guai, poi, a voler racchiudere il fascino di “Mutiny After Midnight” in questa riuscita ibridazione di stili (operazione già sperimentata con altri ingredienti nel vibrante “Sound & Fury”). Sturgill Simpson ridisegna il temine outlaw-music dislocando la musica country nella realtà quotidiana, offrendo al formato canzone pop una dignità comunicativa trasversale. In tal senso, le apparentemente banali disquisizioni sul sesso sono più eversive di quanto si possa immaginare, basti pensare alla condanna inflitta nel 1957 allo psichiatra e medico Wilhelm Reich, colpevole di aver teorizzato la terapia orgonica e sessuale come strumento di cura, non a caso i suoi scritti sono ancora banditi dalla società scientifica americana.
C’è una radice ben più profonda in queste canzoni di sesso e spensieratezza, più che mettere a nudo l’anima Sturgill mette infatti a nudo il corpo, cazzo e vagina inclusi.

Alla traccia più furiosa e rock’n’roll corrisponde infine l’invettiva più diretta e politica: “Excited Delirium” affronta senza peli sulla lingua l’omicidio di George Floyd e il ruolo dell’Ice nella moderna strategia di repressione, tuttavia la vera natura di “Mutiny After Midnight” è anche racchiusa nelle rozze e sudice commistioni tra funky e country-rock di brani come “Stay On That” o “Ain’t That A Bitch”.
Sturgill Simpson non è mai stato così volgare e insolente, ma anche mai così efficace e graffiante.


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