Messthetics, James Brandon Lewis - Deface The Currency

2026 (Impulse!)
avant-jazz-fusion

Fra gli anni Ottanta e Novanta dello scorso millennio, i Fugazi furono fra i simboli più significativi di un modo di fare musica privo di compromessi, orientato all’estetica Diy, protagonisti di un genere che contribuirono a creare dal nulla, fissandone le coordinate stilistiche, il post-hardcore. Dopo che è stata per decenni snobbata da accademici e puristi con la puzza sotto il naso, chi avrebbe mai scommesso un dollaro sul fatto che la sezione ritmica dei Fugazi – Brandon Canty e Joe Lally - sarebbe divenuta centralissima nell’economia della scena avant-jazz degli anni Venti? Un cortocircuito imprevedibile, provocato dalla felice collisione avvenuta prima con il chitarrista Anthony Pirog (virtuoso improvvisatore con il quale Canty e Lally hanno dato vita ai Messthetics) e poi col sassofonista post-bop newyorkese James Brandon Lewis. I quattro musicisti rendono il dissenso la pietra angolare del proprio approccio, per il quale un appellativo come "crossover" sembra essere persino limitante, muovendosi fra anarchia sonora, audaci dissonanze e onestà intellettuale.

“Deface The Currency” è il secondo atto di sabotaggio compiuto ai danni dei generi precostituiti: post-hardcore, jazz, noise, funk, prog, fusion, post-rock, vengono sciolti nell’acido e ricomposti secondo una propria personale visione. Ad emergere – e questo era anche ciò che caratterizzava il suono dei Fugazi rispetto a quello di tante band coeve – è una naturale propensione per il groove: per farsene un’idea oggettiva, basta ascoltare la sequenza delle prime due tracce, “Deface The Currency” e “Gestations”, nelle quali ogni nota sembra rispondere all’esigenza di rifiutare etichette rassicuranti per trasmettere libertà creativa attraverso assalti sonori di rara efficacia.

“Clutch” rappresenta il cuore dell'album: una rincorsa continua fra sax e chitarra che ricorda i duelli fra Robert Fripp e Mel Collins ai tempi di “Starless". Ci sono anche frangenti più atmosferici, incastonati fra le pieghe di “30 Years Of Knowing” e "Universal Security", ma l’istinto è quello di sfregiare la melodia per consegnare qualcosa di davvero sfidante e sorprendente, in grado di dimostrare quanto il cuore di Washington Dc batta ancora forte, pur muovendosi su spartiti sempre più complessi.

Tracklist

  1. Deface the Currency
  2. Gestations
  3. 30 Years of Knowing
  4. Rules of the Game
  5. Universal Security
  6. Clutch
  7. Serpent Tongue (Slight Return)






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