Quando “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” uscì nel giugno del 1967, la sua copertina divenne immediatamente uno dei manifesti visivi della cultura pop del Novecento. Ideata dagli artisti Peter Blake e Jann Haworth e fotografata da Michael Cooper, quella storica cover mostrava i Beatles circondati da un’affollata galleria di personaggi storici, artisti, scrittori, attori, guru spirituali e figure della cultura popolare. In totale, l’immagine comprendeva 58 volti tra persone reali, statue di cera e sagome. Nella versione scelta dai Fab Four, sulla destra, sopra Diana Dors, compariva finanche il mahatma Ghandi, ma la Emi chiese di toglierlo per evitare problemi con l’India. In realtà, sembra che l’etichetta temesse future grane con tutti i personaggi rappresentati o i loro eredi. I Beatles garantirono che avrebbero provveduto personalmente a eventuali richieste di danni. Ma nessuno fece mai causa.
Tutti i personaggi furono contattati e, nonostante i timori, gli interpellati rilasciarono il loro consenso, dichiarando di essere ben contenti di apparire e di non voler alcun compenso economico. Il solo Leo Gorcey richiese 500 dollari in cambio, e perciò fu estromesso dalla lista. Altra questione si pose per Mae West, che in prima battuta negò l’autorizzazione rifiutandosi di stare in un “Club per cuori solitari”. I Beatles le scrissero personalmente dichiarandosi grandi ammiratori della star americana, e la West si convinse ad accettare
In un servizio di qualche tempo fa, il Corriere della Sera aveva ricostruito con meticolosa precisione i personaggi e gli oggetti raffigurati sulla cover, oltre ai quattro Beatles, Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr, posizionati al centro con gli abiti colorati:
Per una ricostruzione ancora più dettagliata, vi rimandiamo alla pagina Wikipedia del disco.
A quasi sessant’anni dalla pubblicazione dell’album, la maggior parte delle personalità raffigurate è scomparsa. Restano però alcuni superstiti illustri…

I personaggi ancora vivi
Di recente, il magazine Far Out si è preso la briga di andare a scoprire chi sia sopravvissuto tra i protagonisti di quella storica effigie del pop anni Sessanta. Tra le figure chiaramente visibili sulla copertina – oltre ai due Beatles superstiti Paul McCartney e Ringo Starr, gli unici due membri della band di Liverpool sopravvissuti, dopo la morte di John Lennon nel 1980 e di George Harrison nel 2001 – risultano ancora in vita soltanto tre persone.
Il primo è Bob Dylan, inserito nella fila superiore per volere di John Lennon. A 85 anni suonati, mister Zimmerman – una delle icone assolute del Novecento – continua a pubblicare musica e a esibirsi dal vivo, mantenendo un ruolo centrale anche nella cultura musicale contemporanea.
C’è poi Dion DiMucci, uno dei pionieri del rock’n’roll degli anni Cinquanta, immortalato nella seconda fila del collage. Anche lui è tuttora in attività.
Il terzo sopravvissuto è l’artista americano Larry Bell, esponente del movimento Light and Space, la cui presenza testimonia l’interesse dei Beatles per l’arte contemporanea dell’epoca.
C’è poi anche lei, Sofia Costanza Brigida Villani Scicolone, per tutti Sophia Loren: la sempiterna diva del cinema italiano oggi ultranovantenne, era stata inclusa nel set originale ma la sua immagine finì sostanzialmente nascosta e non è riconoscibile nella versione definitiva della copertina del disco.
Le grandi figure scomparse
Tutti gli altri protagonisti del celebre collage sono morti nel corso degli anni, e in molti casi erano già scomparsi prima ancora dell’uscita dell’album, come, tra gli altri, l’attrice Marilyn Monroe, lo scrittore Edgar Allan Poe, il filosofo Karl Marx, il pioniere della psicoanalisi Carl Jung, il romanziere Aldous Huxley, il poeta Dylan Thomas e l’autore beat William S. Burroughs. Nel collage compaiono anche figure dello spettacolo come Mae West, Tony Curtis, Fred Astaire, Stan Laurel e Oliver Hardy, oltre al controverso occultista Aleister Crowley e al compositore tedesco Karlheinz Stockhausen.

Un’istantanea del pantheon culturale degli anni Sessanta
L’idea dei Beatles era quella di posare come una banda immaginaria, la Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, davanti a un pubblico formato dai personaggi che avevano influenzato la loro formazione culturale. Per questo motivo accanto a musicisti, attori e scrittori compaiono guru orientali, filosofi, artisti d’avanguardia e perfino figure storiche del passato. Il risultato è una sorta di pantheon personale della controcultura degli anni Sessanta, una fotografia simbolica di un’epoca in cui musica, arte, letteratura e spiritualità sembravano convergere in un unico grande racconto culturale.
Oggi, osservando quella celebre immagine, colpisce come soltanto cinque dei volti visibili siano ancora tra noi: Paul McCartney, Ringo Starr, Bob Dylan, Dion DiMucci e Larry Bell (più Sophia Loren). Tutti gli altri appartengono ormai alla storia, trasformando la copertina di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” in una sorta di museo permanente della cultura del XX secolo.