Jackson C. Frank

Marlene

The ghost of her floats over there…
 

Sarebbe facile parlare di Jackson e della sua unica canzone passata ai fasti dalla storia, quella “Blues Run The Game” che ha scalfito i sogni di una generazione. Era una vittoria di Pirro, tuttavia, che sotterrava quello che il cantautore aveva perso nel vasto campo di battaglia della sua vita.

Quando penso a Jackson C. Frank mi sovviene per prima in mente un’altra composizione, una ballata rimasta sepolta per decadi, destinata a un secondo album che non vedrà mai la fioca luce dei negozi di dischi. Si tratta di “Marlene”, scritta nel 1964, con ogni probabilità il brano che meglio dipinge Jackson come uomo e artista: un acustico rituale che lo vede alle prese col tentativo di esorcizzare la tragedia che ha segnato per sempre la sua vita. Perché “Marlene”, prima di una canzone d’amore e di un piccolo gioiello folk, rimane soprattutto una abluzione integrale delle proprie cicatrici interiori.

 
immagine_06Ma torniamo indietro nel tempo, spazzando via ventidue calendari dall’anno della composizione, esattamente quando il mondo del cantautore “esplose”. Il giorno dell’apocalisse reca la data del 31 marzo 1954. Doveva essere una normale giornata didattica alla scuola elementare di Cheektowaga (Buffalo), ma quella mattina anziché la campanella della ricreazione sono le sirene dei vigili del fuoco a terminare le lezioni. La struttura viene infatti coinvolta in un devastante incendio, divenendo in brevissimo tempo una trappola per tutte le persone al suo interno. Le dinamiche non sono mai state chiarite in via definitiva: nei giornali si parla una forte esplosione proveniente dal locale della caldaia, che provoca il rapido divampare delle fiamme alimentato dal vento. Ma se le cause non verranno mai del tutto accertate, l’esito drammatico è invece sotto gli occhi di tutti: quindici bambini perdono la vita, numerosi altri subiscono lesioni di vario grado. Tra questi c’è il piccolo Jackson, che riesce a raggiungere la via di fuga dopo una corsa affannosa. Quando lo vedono uscire avvolto dal fuoco, i compagni cercano disperatamente di lenire il suo dolore con la neve, ma è troppo tardi: il ragazzino ha ormai riportato gravi ustioni per almeno il 50% del suo corpo.
 
senza_titolo1_05_01Ironia della sorte, la classe sta tenendo una lezione di musica nel momento in cui l’incendio inizia a propagarsi. Risulta pertanto comprensibile che all’inizio Jackson non voglia neppure guardare uno strumento con la coda dell’occhio, ma nei nove mesi di degenza ospedaliera il maestro gli regala una chitarra e lo incoraggia a suonare, sostenendolo così nel lungo percorso di recupero fisico-psicologico. Nel frattempo, l’arte aiuta quotidianamente tutti i bambini del reparto, che trascorrono le giornate sfogliando fumetti e ascoltando i vinili donati dai molti benefattori. L’episodio non smette infatti di scuotere un forte richiamo mediatico, tanto da condurre l’attore Kirk Douglas in visita all’ospedale. Esiste persino una foto del Buffalo Evening News di un bambino in pigiama mentre incontra la star del cinema: quel bambino è proprio il piccolo Jackson C. Frank.
 
Compreso quanto l’arte lo stia aiutando a uscire da quella scioccante esperienza, la madre di Jackson non si pone alcun ostacolo: è sua l’idea di portarlo a Graceland, a spiare di soppiatto il giardino del suo idolo Elvis Presley. Quel giorno accade però qualcosa di inatteso: nell’enorme sorpresa generale, il Re del rock coglie i loro sguardi e interrompe il suo tuffo in piscina, invitandoli a entrare nella sua villa. Dopo questo incontro, Jackson fa definitivamente pace con la musica.

Il “fantasma fluttuante” della fidanzatina Marlene Dupont, che perde la vita quel giorno, rimane tuttavia un ospite fisso nei sogni del cantautore. Jackson ripensa a lei mentre assieme si librano in cielo, dove tutto è sereno e “gli uccelli sembrano benevoli”. Lassù c’è spazio solo per lui e la sua amata mentre, spinti dal vento, “ballano come due fiocchi di neve” e sorvolano il mondo “sopra alle nuvole dove ci si congela”. A pensarci bene, è un contrasto alquanto sconvolgente quello che traccia il cantautore: da un lato la neve fredda che scende senza poter recare alcun sollievo, dall’altro le fiamme che ormai divampano fuori controllo. Per tutta la vita Jackson si sentirà parte di questo ineluttabile ossimoro: spettattore di un destino puntualmente pronto nel metterlo al tappeto, vestirà sempre i panni del “cantante storpio che deve pareggiare i conti” (come si definisce nel brano). Si sente incompreso persino dai suoi stessi amici al bar, che “fissano le sue cicatrici” senza capire quanto quelle ferite gli rammentino ogni giorno il suo candido amore per Marlene.

 
marleneIl cantautore riscende negli inferni, senza trovare però la strada per il paradiso. “Perseguitato dal suono del tamburello” della sua musa, anche in questa canzone non c’è alcun spazio per le percussioni; essa si svolge nel religioso binomio chitarra-voce, condotta soltanto dalle sferzate della sei corde di Jackson. Ed è proprio la sua inquieta chitarra a dettare il ritmo e riempire gli spazi, conducendoci negli angusti corridoi della scuola dove tutto collassa. La cronistoria passa infatti attraverso le visioni claustrofobiche del piccolo Jackson, che nell’evocare la bellezza eterea di Marlene ci fornisce anche un minuzioso spaccato della catastrofe in corso. In un edificio divenuto ormai una gabbia infuocata, corriamo così assieme a lui attraverso “il pavimento della palestra” e “la porta di ottone”, prima di sentire il vento gelido sulla pelle che segna il ritorno alla vita.
 
La figura salvifica di Marlene rimane tuttavia indietro, il suo “sorriso solitario” l’aspetta alle porte del paradiso, dove il cantautore prega Dio “possa entrare”. Nel frattempo, Jackson proverà ad andare avanti, seppure la normalità sembri essere perennemente fuori portata; la depressione inizia a incalzare e le disgrazie continuano ad accumularsi anno dopo anno (un figlio morto, un doloroso divorzio, un occhio perso). In tutta la sua esistenza, il dualismo tra le fiamme e la neve sarà una costante: Jackson resterà sempre intrappolato in quella scuola, mai capace di volare via e di mettere in atto ciò che quella tragedia gli aveva insegnato: “To fly away was the lesson”.

The ghost of her

Floats over there

And the smile, the smile

It seems so lonely

She gave me her hand

As I struck up the band

And she seemed to sigh, she seemed to sigh

“You’re the only”

And then we danced like two snowflakes

In the fallen wind

In the wind

And if I ever go

Won’t you let Marlene come in

The gymnasium floor

The brassbound door

The jungle bird the jungle bird

That you showed me

Her love was so clean

To tell the truth Marlene

The sound of your tambourine still owns me

We were so young then

Now that I’m old I know, oh I know

I loved you right then

I would have made Marlene let go

My friends in the bars

Hell they only see the scars

And I do not give a damn, I do not give a damn

That I loved you

I don’t know why

But once you seen the sky

You think you know all birds are lovely

But this snow on the ground

It would start tonight

It’s 22 years dead

Since I saw the light

The world it explodes

As such a high powered load

To run, to run, to run

Was all I left me

Appeared as breeze

High in the clouds we’ll freeze

To fly, to fly away

Was the lesson

You know the fire it burned her life out

Left me little more

I am a crippled singer

And it evens up the score

The ghost of her

It floats over there

And the smile, the smile

It seems so lonely

She gave me her hand

As I struck up the band

And she seemed to sigh, she seemed to sigh

“You’re the only”

And then we danced like two snowflakes

In the fallen wind

In the wind

And if I ever go

Won’t you let Marlene come in