Sono passati quarant’anni, era esattamente il 13 dicembre 1986, da quando i Litfiba davano seguito al già ottimo “Desaparecido” (1985) con il doppio LP “17 Re”, secondo capitolo della celeberrima "trilogia del potere", da sempre considerato uno dei capisaldi della new wave italiana, nonché il disco più rappresentativo della fase migliore della formazione fiorentina capitanata da Piero Pelù.
L'annuncio del tour dei Litfiba dedicato al quarantennale di “17 Re” ha certamente eccitato gli animi dei tanti nostalgici delle origini del gruppo che si sono ritrovati nella proposta della formazione almeno sino al live ”Pirata” (1989) e che si sono sentiti spaesati, alcuni persino traditi, dalla svolta hard rock inaugurata con “El Diablo” (1990). Ma il tour di “17 Re” non è solo un'operazione revival, è anche l’occasione per il recupero di un brano perduto nel tempo e mai pubblicato, il singolo “17 Re”. È perlomeno bizzarro che proprio il brano che doveva dare il titolo all’album sia stato scartato, ma per vari motivi così è andata.
La nuova versione del singolo, l’unica conosciuta, a suo modo riaccende la scintilla di un’epoca irripetibile. Fin dalle prime battute, è il basso post-punk di Gianni Maroccolo, la vera anima della fase new wave, a ricordare ciò che i Litfiba sono stati. La chitarra di Ghigo Renzulli non è più quella debordante e spesso invadente degli album hard rock, ma centellina sapientemente le note. Le tastiere di Antonio Aiazzi ricamano spazi tra chitarra e basso, facendosi sempre sentire senza prevaricare, sino alla melodia di piano che accompagna il breve monologo finale.
Proprio Pelù aggiorna il testo originario all’attualità, abbandonando quella caratteristica di universalità, spesso accompagnata da una certa poetica ambiguità, che ha magnificamente caratterizzato la prima trilogia del gruppo. Ad esempio, se i testi di “Ferito” non hanno necessità di specificare di quale guerra si stia parlando, ma sottolineano un sentimento pacifista che non ha limiti di tempo, Pelù da decenni sente il bisogno di fare continui riferimenti al presente. Dall'uomo arancione al re maiale, il frontman parla del mondo di oggi senza freni inibitori, con una voce che è ancora adesso una delle più potenti che il rock italiano ci abbia mai regalato.
Diciasette re… chiusi in un quadro Dove la luce…genera i mostri Diciasette re…vecchio teatro Di guerra e pace …il loro nuovo videogame… Shah-mat… Un uomo è perso senza la sua storia e io non voglio dimenticare Shah-mat… Un uomo è perso senza la memoria e io non voglio dimenticare… oh no oh no… che il tempo è mio…mio…mio…mio…mio
Diciasette re …controllo totale e droni e spade…e i loro eserciti di lacchè Diciasette re …vogliono il sangue per farci amare…il re maiale! Un uomo è perso senza la sua storia e io non voglio dimenticare… Shah-mat… Shah-mat Un uomo è perso senza la memoria e io non voglio dimenticare…
oh no oh no che il tempo è mio..mio…mio…mio…mio Shah-mat… diciasette, diciasette diciasette re marionette… Diciasette, diciasette diciasette re marionette…
un uomo è perso senza la sua storia e io non voglio dimenticare oh no oh no diciasette re marionette! Senti gli applausi, quanti applausi quanti inchini e urrà tutti vincenti e coinvolti auto-assolti…libertà! l’uomo arancione fa il padrone e sodomizza…la verità… Shah-mat…