Spesso vista con diffidenza se non apertamente osteggiata dal rock degli anni 70 (decennio in cui è comunque uscita la strepitosa "Walk On By" degli
Stranglers), la musica di
Burt Bacharach è stata riscoperta dalle successive generazioni di musicisti, affascinate in particolar modo dalle sonorità lounge degli anni 50 e 60, soggette a una imponente opera di riscoperta e rivisitazione nel decennio 90, dal
trip-hop di
Portishead & C. alle ninnananne dei
Belle & Sebastian fino alle nuove schiere del
britpop e addirittura alla scena elettronica, con tanto di campionamenti imprevedibili (come quello di "Blue On Blue" nella "So Easy" dei
Royksopp).
Ma, osservando con più attenzione, l’ombra del
Bacharach-sound - quel mix irresistibile di archi e morbide frasi di piano impreziositi dalle sospensioni del jazz e dai ritmi vellutati della bossa nova - aleggiava già da tempo sul pop inglese più raffinato, dai tempi del new cool anni Ottanta di
Style Council,
Sade, Matt Bianco ed
Everything But The Girl (stupenda la “Alfie” reinterpretata da Tracey Thorn), o del
sophisti-pop di
Prefab Sprout,
Lloyd Cole & The Commotions,
Blow Monkeys, Aztec Camera e
Deacon Blue (autori nel 1990 di un pregevole Ep con quattro cover di Bacharach).
Un omaggio costante nel tempo, alimentato da una messe inesauribile di cover, dalla “(There's) Always Something There To Remind Me” dei Naked Eyes (una delle più gradite dal maestro) alla “Make It Easy On Yourself” di Ash e
Divine Comedy, dalla “Close To You” di
Paul Weller fino alla stupefacente “I Just Don't Know What To Do With Myself” dei
White Stripes, profeti del rock-revival del Duemila (con tanto di torrido videoclip diretto da Sofia Coppola, con protagonista una conturbante Kate Moss in versione
lap-dancer).
Alla new wave
bacharachiana si è unito anche il cinema: da “American Beauty” a “Forrest Gump”, passando per “
Big Fish” e cult d’autore come “Paura e delirio a Las Vegas” (Gillian), i brani del compositore americano hanno (ri)cominciato a inondare il grande schermo.
Questi e tanti altri omaggi lo hanno consacrato Coolfather del pop. E noi lo celebriamo ancora una volta con una playlist di 21 canzoni, che raccoglie alcune di queste riletture dei suoi brani ad opera di artisti pop-rock di ogni estrazione.