Nel 1967 gli Who erano già una presenza abituale nelle classifiche britanniche. A Londra, intanto, c’era un gruppo di cui si cominciava a parlare soprattutto per i concerti. Suonava all’UFO Club, uno dei ritrovi della nascente scena psichedelica, e Pete Townshend tornò a sentirlo più volte. Erano i Pink Floyd e alla chitarra c’era ancora Syd Barrett.
Townshend è tornato su quelle serate in un’intervista a Classic Album Review, ripresa da Far Out Magazine. Ricordando di aver visto la band una decina di volte nei suoi primi mesi di attività. Una sera portò con sé anche Eric Clapton. “Ricordo di aver portato Eric a vederli all’UFO Club di Londra e di come ne rimanemmo entrambi folgorati”.
La magia del Crazy Diamond
A colpirlo, in particolare, era il modo in cui Barrett usava l’eco e la distorsione. Nick Mason raccoglieva al volo le deviazioni della chitarra e le trasformava in una spinta ritmica. Townshend ricorda anche la presenza scenica di Roger Waters e l’atmosfera del locale animato da John Hopkins. “Syd Barrett era meraviglioso in quei giorni, e lo erano anche tutti gli altri”. Di Barrett gli piaceva anche il gusto per la canzone, che ritrovò nel debutto dei Pink Floyd, “The Piper At The Gates Of Dawn“. “Sembrava un album pop, ma lo adoravo”. Fuori dal palco gli capitava di incontrarlo nell’appartamento che Barrett divideva con Storm Thorgerson. Le occasioni per parlare furono poche, eppure Townshend avvertiva un’affinità. “Era uno studente d’arte come me, quindi avevamo molto in comune”.
È da quei pochi incontri che nasce il rimpianto confidato nell’intervista. “Avrei voluto avere più tempo per coltivare la nostra amicizia”. Ripensando alla fragilità di Barrett, Townshend ha comunque rivendicato il valore di quella breve stagione creativa. “Era un artista sensibile e alla fine crollò. Ciononostante, siamo stati tutti beneficiari del suo talento e della sua mente selvaggia. Il suo lavoro iniziale con i Pink Floyd era sublime e anarchicamente avventuroso”.
La rivalutazione dei Led Zeppelin
Nella stessa conversazione Townshend ha raccontato di aver rivalutato i Led Zeppelin dopo averne riascoltato gli album. All’epoca, ha ammesso, temeva che la band di Jimmy Page potesse “rubare il pubblico agli Who”. Aveva provato qualcosa di simile anche all’arrivo di Jimi Hendrix in Inghilterra, prima di riconoscerne il talento. Un’impressione che però ora si è completamente dissolta. “Non mi sono mai appassionato ai Led Zeppelin, il che è strano, perché ultimamente sto cercando di convincere Jimmy Page a venire a pranzo con me”, ha spiegato Townshend. “Gli ho mandato un messaggio di recente dicendogli che stavo riascoltando tutti i loro album. C’è della roba davvero fantastica”.
I nuovi ascolti degli Zeppelin gli hanno fatto apprezzare soprattutto la varietà della loro musica, oltre alle capacità strumentali di Page. Nella conversazione, Townshend ha sottolineato proprio la capacità della band di affiancare alla potenza sonora una scrittura più morbida e le ballate.
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04/11/2026