I
Daft Punk sono al centro della nuova puntata di
Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti sulle frequenze digitali di
Radio Città Aperta.
Esponenti di punta della nuova scuola dance-elettronica francese, Thomas Bangalter e Guy Manuel De Homem-Christo hanno rielaborato classici synth-pop, disco e kitsch del passato stravolgendoli e aggiornandoli al tempo della techno. Una saga mozzafiato, dai primi esperimenti di "Homework" alla maturità di "Discovery", fino all'ultimo party disco di "Random Access Memories", in compagnia di due guru del dancefloor come
Giorgio Moroder e
Nile Rodgers.
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il podcast:
Daft Punk
Epilogue, 1993-2021. E una data, 22 febbraio 2021, a sancire la fine di un idillio.
Dunque, i due francesini più esplosivi della musica popular degli ultimi trent'anni hanno deciso di accendere il detonatore e farsi saltare artisticamente in aria. Per sempre, o più semplicemente fino a quando converrà. Un epilogo improvviso? Tutt'altro. La fine in vista di un nuovo principio era dietro l'angolo. E i segni di stanchezza alla luce del sole. Basti pensare soltanto alla scelta di ripescare un estratto da "Electroma" per annunciare l'uscita di scena. Un'idea mediaticamente spettacolare ma allo stesso tempo anche un chiaro messaggio di esaurimento pressoché totale della benzina.
Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, per il pianeta i Daft Punk, in origine "a bunch of daft punk" ("un gruppetto di stupidi teppisti"), come furono sciaguratamente definiti su Melody Maker, hanno quindi salutato il sistema solare senza fornire elementi su cosa accadrà in futuro. Si potrebbero improvvisare teorie sulla dinamica del gesto, analizzare ogni singolo fotogramma, addirittura scegliere il silenzio in segno di un imprecisato rispetto verso la strada intrapresa, direzione in fin dei conti nota ai più dalla notte dei tempi. Non è un mistero, infatti, che i due preferiscano rimanere in disparte, ben riparati dietro i caschi, a reinterpretare fin dai primi istanti della loro avventura discografica un'estetica che collega Robert Wise, i coniugi Anderson, Bruce Bethcke e la sua teoria sul cyberpunk. E l'incipit di "Neuromante" di William Ford Gibson, "Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto", basta e avanza per quantificare semanticamente la genesi e l'epilogo sociologico dei due, senza complicarsi troppo la vita con piroette narrative degne di un Lello Mascetti 4.0. Così come sarebbe inopportuno ricordare ai più i padri putativi, a partire dai Superobots che in "Supercar Gattiger" rileggono l'eterno e irraggiungibile Morricone di "Dance On", e via discorrendo.
Ora più che mai corpo e anima suggeriscono di ancorarsi ai ricordi, alla musica tout court, con il semplicissimo intento di provare umilmente a fissare qualche paletto significativo per i posteri, ovvero per i giovanissimi che non hanno ancora avuto il piacere di esplorare la loro magia. Una parabola, quella dei Daft Punk, celebrata in tutte le salse, a cominciare da questi stessi lidi: pietra miliare, miglior disco del decennio Zero, simbolo indiscusso del french touch e così via. Perché la luce dei Daft Punk è stata totale. E le variazioni di intensità fanno parte del pacchetto. Siamo "umani dopotutto". Au revoir, Daft Punk.
(da
Au revoir Daft Punk - Il duo francese in sette mo(vi)menti di Giuliano Delli Paoli)
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