Andrew Bird

Andrew Bird

In equilibrio su una corda di violino

intervista di Gabriele Benzing, Alessandra Reale
Consumato dalla musica. Consumato fino a prendere la forma stessa di quelle melodie di cui va costantemente alla ricerca. Un animale perfettamente adattato alle sale da musica, come cantava in "Anonanimal". Nell'ultimo anno, Andrew Bird ha portato dovunque il suo violino, dai festival alle chiese, dai film ai musei. E dopo mesi passati incessantemente sulla scena, è tornato per regalarci un pugno delle sue canzoni più preziose di sempre. In occasione dell'uscita di "Break It Yourself", il songwriter americano ha accettato di aprire di nuovo per noi il suo scrigno di parole, note e vecchi grammofoni.

Sei sulla scena musicale ormai da anni e hai collezionato un gran numero di dischi dal tuo esordio con "Music Of Hair" nel 1996, quando avevi solo 23 anni. Come si è evoluto da allora il tuo rapporto con il songwriting? Guardando indietro al tuo percorso musicale, che cosa vedi?
Vedo un'inquietudine da un disco all'altro, ma anche all'interno delle canzoni. Quando ho cominciato a fare dischi ero solo uno studente/fan di musica, poi da qualche parte prima di "Weather Systems" ne sono stato completamente consumato. Non c'è nessuno stile, sono semplicemente io.

"The Mysterious Production Of Eggs" rappresenta una tappa importante nella tua carriera: ha ricevuto reazioni entusiastiche dalla critica e dai fan e ha aiutato la tua musica a raggiungere un pubblico più ampio. Qual è il tuo rapporto con quell'album? Che cosa rappresenta per te?
Ci sono voluti tre tentativi e quattro anni per realizzare quel disco, perché stavo insegnando a me stesso un nuovo linguaggio. Mi piace ancora suonare tutte le canzoni dell'album. Sono davvero ben costruite.

Dopo la pubblicazione del tuo disco precedente, "Noble Beast", hai trascorso un intenso anno in tour. Nel documentario "Fever Year", il regista Xan Aranda ha descritto quel periodo e il tuo stato di costante febbre... Ci racconteresti qualcosa in proposito?
È stato un periodo duro. Mi sentivo come se fossi stato on the road per sei anni e alla fine mi fossi trasformato in un animale che vive in una caverna in Messico. È stato come se la mia temperatura corporea fosse cambiata per adattarsi alla performance costante.

In "Break It Yourself" la tua musica sembra avere bisogno di più spazio (e di meno aggiunte). Il ruolo del tuo violino suona ancora più cruciale che in passato. Pensi che la musica strumentale su cui hai lavorato da "Useless Creatures" in poi abbia avuto un'influenza?
Penso di sì. Ero stufo di tenere in quarantena il lato strumentale della mia musica e volevo riportarlo nelle canzoni. Ogni volta che realizzo un disco come "Useless Creatures" o "Weather Systems" o "Fingerlings" (che esistono proprio per catturare il traboccare delle idee), sembra che piaccia molto alla gente.

Andrew BirdPer "Break It Yourself" hai lavorato come al solito nel tuo granaio? Com'è stato il processo di registrazione del disco?
Ho sviluppato un sacco di musica nel mio granaio, ma questo è il primo disco realizzato interamente lì. Non mi ero mai divertito così a fare un disco. È essenzialmente live. Solo quattro persone che suonano musica insieme.

Parliamo del titolo dell'album. In che modo pensi che possiamo spezzare noi stessi il nostro cuore?
Non penso che sia veramente possibile. È più o meno questo il punto. Tuttavia, quando siamo così pieni di fiducia in noi stessi, chi altri potrebbe farlo? Quando ci spingiamo troppo vicino alla sorgente le cose cadono a pezzi.

Nell'ultimo brano del disco, "Belles", accompagni il suono dei grilli. Pensi che la tua musica possa essere una colonna sonora per il respiro della natura?
Non ne ha bisogno.

Sulla copertina di "Break It Yourself" c'è una vecchia foto dell'inizio del Novecento. Come mai l'hai scelta?
L'ha fatta mia nonna quando aveva undici anni nel 1915. Penso semplicemente che sia una foto notevole, pregna di futuro.

Hai realizzato un'esclusiva edizione limitata del tuo ultimo album (solo 1000 copie numerate), che include una versione su doppio vinile, una versione su cd, un dvd e molti altri oggetti da collezione. Qual è il tuo rapporto con gli oggetti (musicali)? Sei tu stesso un collezionista o volevi semplicemente rendere felici i tuoi fan più fedeli?
Mia madre e molti miei amici sono artisti, per cui mi piace collaborare con loro.

Come ti rapporti con il passato? Chi sono gli artisti che hanno avuto più influenza nel tuo percorso, quelli che hanno cambiato il tuo modo di concepire la musica?
Lester Young per l'improvvisazione, i Low per la moderazione. È difficilissimo condensarli tutti in un elenco.

Che cosa stai ascoltando ultimamente? C'è qualche artista che hai scoperto di recente e che hai apprezzato in particolare?
Ho appena cominciato ad approfondire Townes Van Zandt.

Il grammofono è uno dei simboli più caratteristici della tua musica. Quali sono gli aspetti di questo strumento che ti affascinano di più?
È moderno ma ancora un po' vittoriano, per cui ha di per sé una forma naturalistica.

Di solito dal vivo fai molte variazioni alle tue canzoni, quasi le reinventi ogni volta. Che cosa significa improvvisazione per te?
Improvviso per trovare melodie e non c'è niente come trovare una melodia per la prima volta mentre il pubblico sta ascoltando.

Il tuo approccio dal vivo è cambiato dopo la tua serie di concerti "Gezelligheid", che era basata sull'idea di intimità?
I miei concerti adesso sono più pazienti.

Il 28 gennaio scorso hai suonato in un luogo molto particolare, nell'ambito del progetto "A Room For London": una saletta a forma di barca collocata sul tetto della Queen Elizabeth Hall di Londra, ispirata all'imbarcazione utilizzata da Joseph Conrad nel viaggio da cui ha tratto spunto "Cuore di tenebra". Che influenza hanno i luoghi su di te e sulle atmosfere della tua musica quando suoni o registri?

Mi piace adattarmi al mio ambiente. Mantiene le cose eccitanti. L'imbarcazione di "Cuore di tenebra" era particolarmente di ispirazione.

(02/03/2012)

***

Dare un nome alla realtà

di Gabriele Benzing, Alessandra Reale

Che valore hanno le parole? Più le ripetiamo, più sembrano perdere significato, come tanti caratteri in ordine su un vocabolario sbiadito che non parla più dell'esperienza. Ma per Andrew Bird le cose sono diverse: nella sua musica le parole sono come il soffio di una nuova creazione, riemergono dal nulla per prendere forma e colore. Reduce da un'unica data in Italia e con un nuovo Ep ("Fitz And The Dizzyspells") in uscita in questi giorni, il fischiatore di Chicago ci parla del fascino che esercitano le parole su di lui e di come fare i conti con la propria essenza di non-animale (a)sociale.

Dando uno sguardo all'indietro alla tua carriera, la tua svolta solista dopo l'esperienza con i Bowl Of Fire si potrebbe far risalire a una performance a Chicago, nell'inverno del 2002, dove aprivi il concerto dei Lonesome Family. Ci racconti di quella serata?
Ho passato i sei mesi precedenti per lo più in isolamento all'interno del mio granaio - un posto che avevo costruito con le mie mani. Forse per giustificare questo isolamento e questa solitudine, ho creato un modo nuovo per me di fare e concepire la musica. Non mi ero realmente reso conto di che cosa stessi facendo in quel periodo e pensavo ancora di avere bisogno di una band per fare della musica valida. Per quello show non potevo avere la mia band a supportarmi, perciò ho provato quella cosa dei loop e ha funzionato meglio di quanto avrei potuto immaginare.

La tua decisione di andare a vivere nel mezzo della campagna, lontano dalle grandi città, potrebbe sembrare una scelta di isolamento. Ma ascoltando i tuoi dischi l'impressione è piuttosto quella che per te sia stato il modo di ritrovare lo spazio necessario per osservare la realtà più nel profondo…
È vero. Avevo bisogno di una realtà diversa, che avesse visuali più ampie, panoramiche, con cieli aperti. Ma ho combattuto con gli impulsi che mi avrebbero condotto ad essere così lontano dalle relazioni sociali. A volte la gente è l'ultima cosa da tenere in considerazione. O a volte la gente richiede compromessi e ridimensionamenti di aspettative che ero stanco di fare. Avevo già abbandonato la musica classica per cercare un contesto sociale che fosse più naturale per la musica.

La tua musica è ricca di stratificazioni, eppure riesce sempre a mantenere la propria leggerezza. Come è possibile secondo te conciliare la ricchezza musicale di un brano con una semplicità di approccio capace di non scadere nell'intellettualismo o nella pretenziosità?
Semplicemente prestando attenzione.

La parola sembra avere un fascino unico per te: nelle tue canzoni la ricercatezza lessicale è un elemento inconfondibile, che conduce le parole a diventare esse stesse musica. Ti affascina l'idea della forza della parola, di quella "nomenclatura" della realtà di cui canti nel nuovo disco?
In questo nuovo album c'è un particolare fascino o una nostalgia nei confronti di quel periodo della storia naturale, nel diciannovesimo secolo, in cui venivano dati nomi a nuove specie e c'è un'avversione per l'eccessivo utilizzo o per la svalutazione del lessico quotidiano. Voglio ritrovare l'energia potenziale del linguaggio. Il momento che precede l'assegnazione di un nome a qualcosa. Vado alla ricerca di parole meravigliose e arcane allo scopo di perfonderle nuovamente di significato.

"I will become this animal, perfectly adapted to the music halls", canti in "Anonanimal", dall'ultimo "Noble Beast": pensi che si tratti di un obiettivo che hai conquistato nel corso della tua carriera o lo consideri più come una sorta di fenomeno di assuefazione, legato a una semplice "evoluzione della specie"?
Ho scelto una professione che concilia tutte le mie tendenze antisociali. Ho sempre una scusa per non entrare direttamente in relazione con le persone, in modo da poter rapportarmi con loro attraverso la "sicurezza" del palco. Penso che l'universalità di una canzone come "Anonanimal" stia nel chiedersi in quale tipo di animale ciascuno sia disposto a trasformarsi, evolvere o deformarsi per poter fare il proprio lavoro. A che prezzo?

Che cosa non vorresti che si dicesse mai della tua musica?
Derivativa, noiosa, non musicale.

Le tue canzoni sono in continuo divenire, si evolvono a ogni performance e ritornano addirittura da un disco all'altro con un nuovo volto. Un po' come per Dylan, il cui approccio è stato paragonato a quello di un pittore che ritocca continuamente i propri quadri, mettendo in risalto particolari sempre diversi… Pensi che queste parole possano valere anche per te?
Dylan si è liberato di uno schema e questo richiede di esporsi in prima persona e di mantenere le canzoni umane e vive. Canzoni come "Imitosis" o "Why?" hanno uno schema fertile sul quale posso sempre creare qualcosa di nuovo. Devi crearti la tua resistenza, soprattutto da solista, per sapere che in quel momento sei vivo e presente.

I tuoi tour sono sempre piuttosto estenuanti: le tue performance sono in genere un concentrato di energia che travolge tutto, dal palco alla platea, e se si considera che in un anno riesci a fare qualcosa come 200 concerti, viene naturale pensare che tu abbia un qualche segreto per riuscire a sostenere esperienze emotivamente così spossanti con una tale frequenza. Come fai a mantenere sempre vivo lo slancio quando sei sul palco?
L'essere esausti rappresenta uno stato alterato che puoi abbracciare o, in alternativa, dominare. Più a fondo vado in un tour, meno sono le mie inibizioni, e resto sorpreso da ciò che ne viene fuori.

Tra le tue varie attività c'è anche quella di insegnante di musica alla Old Town School of Folk Music e la tua apparizione in un programma televisivo per bambini nei panni del "Dr. Stringz" è diventata un piccolo cult… Quali sono per te gli aspetti più importanti dell'educazione musicale?
Non ho insegnato per dodici anni. Potrei immaginarmi a insegnare da vecchio, ma solo in un modo in cui io possa mostrare agli studenti ciò che ho insegnato a me stesso.

Musica "rock" e musica "classica": a volte il tentativo di dare vita a commistioni tra i due mondi rischia di svilire la specifica dignità di entrambi. Tu che cosa ne pensi, anche alla luce della formazione "classica" che hai ricevuto? Ci racconti qualcosa della tua esperienza al fianco del celebre violoncellista Yo-Yo Ma per Mtv?
È una domanda che presuppone una riflessione che mi sfugge. Parlare e suonare con Yo-Yo Ma è stato fantastico, ma Mtv ha fatto del suo meglio per renderlo insulso.

Sei noto per essere un fischiatore, e il whistling è certamente uno degli aspetti più peculiari della tua musica. Vogliamo concludere l'intervista con una citazione di Boris Pasternak che descrive la poesia partendo proprio dal whistling: "La poesia è un fischio che si estende acuto d'improvviso, è lo scricchiolio di ghiacci soffocati, è la notte che fa intirizzire la foglia, il duello di due usignoli. È il tonfo soave del pisello, è l'universo in lacrime in un guscio". Che cosa ne pensi?
Questa citazione sembra come un promemoria che ci ricorda di restare umani e di creare attrito. La topografia tattile del suono. A volte può diventare disperata, questa pulsione per l'umanità. Abbiamo molto da affrontare.

(28/05/2009)
Discografia
 ANDREW BIRD'S BOWL OF FIRE  
   
 Thrills (Rykodisc, 1998)

6

 Oh! The Grandeur (Rykodisc, 1999)6
 The Swimming Hour (Rykodisc, 2001)

6,5

   
 ANDREW BIRD  
   
 Music Of Hair (1996)

6

 Fingerlings (live, 2002)

6,5

 Weather Systems (Grimsey, 2003)

7

 Fingerlings 2 (live, 2004)

6,5

The Mysterious Production Of Eggs (Righteous Babe, 2005)

8

 Fingerlings 3 (live, 2006)

7

 Armchair Apocrypha (Fat Possum, 2007)

7

 Soldier On (Ep, 2007)

7

 Live In Montreal (live, 2008)

6,5

Noble Beast (Fat Possum, 2009)

7,5

 Useless Creatures (Fat Possum, 2009)

6

 Fitz And The Dizzyspells (Ep, Bella Union, 2009)

6,5

 Fingerlings 4 (live, 2010) 

6,5

 Fake Conversations (live, 2011)6,5
Break It Yourself (Mom + Pop, 2012)7,5
 Give It Away (Ep, Bella Union, 2012)6,5
 Northwest Passage (live, 2012)6,5
 Hands Of Glory (Mom + Pop, 2012)7
 I Want To See Pulaski At Night (Ep, Grimsey, 2013)6
 Things Are Really Great Here, Sort Of... (Wegawam, 2014)6,5
 Echolocations: Canyon (Wegawam, 2015)6
 Are You Serious (Loma Vista, 2016)7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Eugene
(live, da "Thrills", 1998)

Glass Figurine
(live, da "Thrills", 1998)

Why?
(live, da "The Swimming Hour", 1999)

First Song
(live, da "Weather Systems", 2003)

Lull
(with Dianogah, da "Weather Systems", 2003)

Sovay
(live, da "The Mysterious Production Of Eggs", 2005)

Measuring Cups
(live, da "The Mysterious Production Of Eggs", 2005)

A Nervous Tic Motion Of The Head To The Left
(live, da "The Mysterious Production Of Eggs", 2005)

Skin Is, My
(live, da "The Mysterious Production Of Eggs", 2005)

Imitosis
(da "Armchair Apocrypha", 2007)

Plasticities
(live, da "Armchair Apocrypha", 2007)

Simple X
(live, da "Armchair Apocrypha", 2007)

Fitz And The Dizzyspells
(live, da "Noble Beast", 2009)

Oh No
(live, da "Noble Beast", 2009)

Effigy
(live, da "Noble Beast", 2009)

Sectionate City
(live, da "Fitz And The Dizzyspells", 2009)

Give It Away
(da "Break It Yourself", 2012)

Near Death Experience Experience
(live, da "Break It Yourself", 2012)

Danse Caribe
(live, da "Break It Yourself", 2012)

Three White Horses
(da "Hands Of Glory", 2012)

If I Needed You (T. Van Zandt)
(live, da "Hands Of Glory", 2012)

Left Handed Kisses
(da "Are You Serious", 2016)

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Con un Ep quasi interamente strumentale Bird scrive la sua personale dedica a Chicago

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(2009 - Bella Union)

Un’appendice in formato Ep per le brillanti atmosfere di “Noble Beast”

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(2007 - Fat Possum)
Una nuova prova di maturità del violinista di Chicago

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