Jˇhann Jˇhannsson

Jˇhann Jˇhannsson

Il cuore pulsante dell'Islanda musicale

intervista di Matteo Meda

"Piacere, mi chiamo Jóhann e vengo da Reykjavík. Ho iniziato la mia carriera assieme a un tot di amici, cercando in tutti i modi di far conoscere dalle mie parti il rock europeo più sporco degli anni Ottanta. Non ci sono riuscito, non come volevo almeno, e così ho deciso di provare il percorso inverso: far conoscere l'Islanda isolata all'Europa, far avvicinare il continente all'isola. Assieme ad altri due amici ho dato vita ad un marchio, Kitchen Motors, e ci ho creduto. Sembrava impossibile, ma il presente ci dimostra che ce l'abbiamo fatta. Oggi per campare scrivo colonne sonore per film nominati agli Oscar, e nel mezzo ho trovato il tempo pure per incidere su Touch e 4AD, lavorare con Marc Almond e Jaki Liebezeit, esibirmi al Beaubourg e formare il mio quartetto 8-bit". Sembra dirci questo con lo sguardo, quando lo incontriamo, questo autentico vate dell'Islanda musicale, quest'istituzione vivente a cui dobbiamo quasi in toto l'hype che circonda ormai ogni suono proveniente dall'isola di ghiaccio. Questo signore d'altri tempi che ci parla come fosse ancora il ragazzino pieno di sogni d'un tempo, il cui abbigliamento elegante cozza altrettanto con la barba rossastra e i rimasugli del metallaro mai morto in lui. Lo incontriamo a pochi mesi dagli Oscar, per la vittoria dei quali la straordinaria soundtrack firmata per "La teoria del tutto" è fra le candidate più accreditate. Ci accoglie volentieri, nonostante il tempo sia poco, ci racconta di quante interviste ha dovuto rilasciare in questi mesi, troppe per i suoi gusti e la sua timidezza: "Sono ancora un po' islandese dentro, sono felicissimo di tutta quest'attenzione per la mia musica, ma mi piace meno quando si ripercuote su di me". Ci chiede di centrare le domande sui suoi ultimi progetti e non risponde alle poche curiosità riguardo il suo passato. Lasciando così intatto quell'alone di curiosità attorno alla sua storia, una delle più incredibili e impensabili degli ultimi decenni di musica.

Voglio iniziare chiedendoti qualcosa riguardo il tuo rapporto col cinema, visto che ultimamente hai lavorato parecchio nel mondo delle soundtrack...
Che dire, sono un cinefilo e prendo il cinema molto sul serio. Mi considero parecchio fortunato ad aver avuto la possibilità di lavorare come compositore con così tanti registi importanti.

E dove trovi la corrispondenza tra musica e cinema? E in che maniera ti relazioni, attraverso la musica, alle immagini, ai dialoghi e alle storie dei film per cui componi?
Il ruolo della musica in un film dipende sempre molto dal film stesso, ma essere in grado di servire le necessità della pellicola è sicuramente un fattore di primaria importanza. Un film è la somma di tante componenti e la musica può essere, fra queste, una di quelle fondamentali.


Come ti sei avvicinato al mondo della musica per film?
Con le storiche colonne sonore di Bernard Herrmann e di Ennio Morricone: le mie influenze prime sono indubbiamente loro.
 
Parliamo un po' della tua ultima esperienza, quella con la meravigliosa soundtrack dell'attesissimo “La teoria del tutto”: in che modo sei stato coinvolto nel progetto?

Banalmente James Marsh, il regista, mi ha contattato chiedendomi di lavorare alla colonna sonora. Mi sono mostrato interessatissimo da subito principalmente perché ero e sono incredibilmente affascinato dalla figura di Stephen Hawking (del quale il film "romanza" la vita attraverso la storia d'amore con la moglie Jane, ndr). E anche perché amo i lavori di James, soprattutto "Man On Wire - Un uomo fra le torri".

A livello stilistico e di umore, si tratta di qualcosa di parecchio diverso da tutti i tuoi lavori precedenti, primo fra tutti "Prisoners" dell'anno scorso...
Sì, i due film mostrano due facce differenti della mia musica. "The Theory Of Everything" è molto più leggero e accessibile di "Prisoners", che è un lavoro molto più oscuro, meditativo e melancolico. Molto più vicino per umore e clima a quel che faccio di solito, insomma, a differenza di "The Theory Of Everything" che sì, in effetti è molto più leggero e melodico del solito. E questo perché è la colonna sonora di un film caldo, emozionale e pieno di vita, mentre invece "Prisoners" era decisamente più cupo: una delle cose che mi piace di più del lavorare con le soundtrack è proprio il poter giocare con colori e umori diversi. Peraltro sentivo il bisogno di non ripiegarmi un'altra volta sul "solito" clima oscuro che elaboro ed evolvo da anni, e dare vita a qualcosa che ampliasse il mio raggio d'azione come compositore.

Cosa rappresenta ogni colonna sonora nel tuo percorso artistico? Vedi ciascun nuovo lavoro come nuovo capitolo di un percorso comune e lineare, o più come una tessera aggiuntiva di un puzzle meno definito?
Non amo ripetermi e mi piace invece sfidare me stesso buttandomi di getto su cose con cui non mi sono mai cimentato. Credo sia piuttosto facile rischiare di ripetere troppe volte la stessa cosa variando poco, troppo poco. Ma sento indubbiamente di avere uno spettro d'azione piuttosto definito, dentro al quale mi piace muovermi in maniera spontanea. Credo ci sia un'unità logica e tematica di fondo attorno a tutto ciò che faccio.

Quanto e cosa cambia nel tuo approccio quando lavori per il cinema o comunque su "commissione", rispetto a quando componi e produci tuoi album solisti in autonomia?
Fondamentalmente lavoro nella stessa maniera per entrambe le cose. La musica per film ovviamente ha dei parametri più definiti da rispettare. Potrei dire di non essere di fatto più un compositore a tutti gli effetti quando lavoro per il cinema, ma un cineasta a tutti gli effetti. Il tuo unico dovere, l'unico ambito a cui dedicare la tua concentrazione, è il film stesso. Ma il "trucco" è quello di mantenere la tua personalità e la tua individualità intatte anche rimanendo all'interno di questi parametri. Quando mi dedico ai miei lavori solisti, parto da una tabula rasa e sono dunque io a creare i miei parametri e le mie restrizioni, in questo senso la differenza è sostanziale. Ma per quel che riguarda il processo principale di scrittura, rimane lo stesso.

Hai evoluto, negli anni, il tuo modo di comporre?  E quanto sono importanti, in fase di esecuzione, i collaboratori di cui ti circondi?
Scrivo sempre da solo, ma quando è il momento di registrare o eseguire, lavoro sempre con tanti amici e collaboratori. Spesso è proprio quella la parte che più mi piace del mio lavoro, quando riesco a radunare tante persone meravigliose e piene di talento per suonare assieme in una stanza: è qualcosa di impagabile.

Rispetto al passato ti chiedo solo questo. Prima di raggiungere un pubblico vastissimo come compositore, hai lavorato per anni alla promozione culturale della tua terra, l'Islanda, imbarcandoti in una missione apparentemente complessa ma che alla fine ha avuto successo. E l'esplosione di hype degli ultimi anni attorno a qualsiasi produzione musicale islandese lo dimostra. Ora che lavori principalmente in Europa, come vivi questa fase di esportazione massiccia della musica islandese? E che relazione hai, oggi, con la tua terra?
L'Islanda è un posto fantastico per creare musica, piena com'è di musicisti sensazionali e forte di una scena attivissima e vibrante. Per cui non sono per niente sorpreso del fatto che, finalmente, così tanti artisti islandesi siano riusciti a emergere!

Sono curioso di sapere qualcosa riguardo il tuo nuovo lavoro con BJ Nilsen. Con lui hai collaborato tanto e in tanti progetti, pur essendo voi di partenza due artisti totalmente diversi... Cosa puoi "rivelarmi" a riguardo?
Si tratta di un'altra colonna sonora, che ho scritto e prodotto con Benny (Benny Jonas Nilsen è il nome esteso di BJ Nilsen, ndr). Una collaborazione decisamente stretta, per quanto principalmente svoltasi con scambi di materiale a distanza, tramite i quali abbiamo cercato di forgiare un autentico ibrido dei nostri stili. Un'esperienza bellissima, spero davvero di tornare a collaborare presto con lui!

Ho sentito raramente di tuoi concerti... Per cui concludo chiedendoti: che rapporto hai con la dimensione live? Qualche possibilità di vederti eseguire "The Theory Of Everything", magari in Italia?
Adoro suonare dal vivo, ma non ho troppo tempo per poterlo fare in questo periodo per via dei tanti impegni in studio. Spero di riuscire a suonare di più quest'anno da dopo la primavera, e siccome amo l'Italia, mi piacerebbe tanto suonare anche lì.

Discografia
 

DAISY HILL PUPPY FARM

  
 

Daisy Hill Puppy Farm (7", Lakeland, 1988)

 

Spraycan (7", Lakeland, 1989)

  
 

HAM
(Arnar Geir Ómarsson, Óttarr Proppé, Jóhann Jóhannsson, S. Björn Blöndal, Sigurjón Kjartansson)

  
 Saga Rokksins 1988-1993 (raccolta, Nordisk Musik DISK, 1993)
 Dauður Hestur (Skifan, 1995)
  
 OLYMPIA
(Jóhann Jóhannsson & Sigurjón Kjartansson)
  
 Universal (Smekkleysa, 1995)
  
 LHOOQ
(Jóhann Jóhannsson, Pétur Hallgrímsson, Sara Marti Guðmundsdóttir)
  
 Lhooq (Echo, 1998)
  
 DIP
(Jóhann Jóhannsson & Siggi Baldursson)
  
 Hi-Camp Meets Lo-Fi - Explosion Picture Score (Smekkleysa, 1999)
  
 JÓHANN JÓHANNSSON
  
 CD & LP
  
Englabörn (Touch, 2002)
 Dís (OST, 12 Tónar, 2004/NTOV, 2005)
 Virðulegu Forsetar (Touch, 2004)
IBM 1401, A User's Manual (4AD, 2006)
Fordlandia (4AD, 2008)
 And In The Endless Pause There Came The Sound Of Bees (OST, NTOV, 2009)
 The Miners' Hymns (OST, 12 Tónar/130701, 2011)
 Copenaghen Dreams (OST, NTOV, 2012)
 Free The Mind (OST, NTOV, 2012)
Prisoners (OST, NTOV, 2013)
 McCanick (OST, Milan, 2014)
The Theory Of Everything (OST, Backlot, 2014)
 I Am Here(OST, with BJ Nilsen, Ash International, 2014)
 Sicario (OST, Varèse Sarabande, 2015)
 Orphée (Deutsche Grammophon, 2016) 
  
 EP, 12", CD-R
  
 The Sun's Gone Dim And The Sky's Turned Black (EP, 4AD, 2006)
 _Live Recordings (ltd, CD-R, NTOV, 2010)
Transcendentalism EP (EP, with Haushka & Dustin O' Halloran, 130701, 2012)
  
 APPARAT ORGAN QUARTET
(Arnar Geir Ómarsson, Úlfur Eldjárn, Hörður Bragason, Jóhann Jóhannsson, Sighvatur Ómar Kristinsson)
  
 Apparat Organ Quartet (TMT Entertainment, 2002)
Pólýfónía (12 Tónar, 2010 / Crunchy Frog, 2011)
  
 EVIL MADNESS
(BJ Nilsen, Helgi Thorsson, Jóhann Jóhannsson, Pétur Eyvindsson, Sigtryggur Berg Sigmarsson)
  
 Demon Jukebox (12 Tónar, 2006)
 Demoni Paradiso (12 Tónar, 2008)
Café Chicago (Ultra Eczema, 2010)
Super Great Love (Editions Mego, 2011)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

IBM I
(videoclip, da IBM 1401, A User's Manual, 2006)

 

The Sun's Gone Dim And The Sky's Turned Black
(videoclip, da IBM 401, A User's Manual, 2006)

 

The Miners' Hymns
(full album, 2011)

 

Flight From The City
(live at KCRW)

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(2008 - 4 AD)
Un'immersione profonda e coinvolgente in un favoloso non-luogo, accompagnati dalle melodie orchestrali ..

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