Valgeir Sigurdsson

Valgeir Sigurdsson

Alla ricerca dell'Ekvílibríum

intervista di Cesare Bonifazi Martinozzi

Collaboratore di artisti importanti e di diversa estrazione, produttore, fondatore di un’etichetta discografica e, finalmente, anche intestatario in prima persona di un progetto musicale: questo è il percorso seguito nel volgere di pochi anni da Valgeir Sigurdsson, poliedrico artista islandese reduce da una ormai stabile collaborazione con Bjork e dalle recenti produzioni di Bonnie "Prince" Billy ("The Letting Go") e Cocorosie ("The Adventures Of Ghosthorse And Stillborn").Lo abbiamo intervistato in esclusiva, all'indomani dell'uscita del suo primo album da solista, "Ekvílibríum".

Hai collaborato con molti artisti: Magga Stina, Steintryggur, Cocorosie, Bjork, Ben Frost, Nico Muhly, quale tra questi ha stimolato di più la tua crescita come artista?
E’ certo molto difficile da dire, ma immagino che la relazione di lunga data con Bjork mi abbia sicuramente influenzato in vari modi. Lei ha un’attitudine unica verso la musica e un processo di realizzazione sempre molto intrigante. Lavorare con Nico Muhly è estremamente stimolante e Will Oldham riesce a ispirare il mio lavoro in un modo inusuale. Potrei continuare probabilmente.
Ho avuto la fortuna di lavorare con molte persone che stimo molto e ogni progetto è un continuo apprendimento. 

Apprezzo tantissimo il lavoro fatto per l’ultimo disco di Cocorosie. Molti critici sostengono che si tratti del lavoro più maturo del duo; pensi che questo sia dovuto anche al tuo contributo?
Bisogna ricordare che Sierra e Bianca produssero i loro primi due album a casa su una piastra di registrazione a quattro tracce, e da quel momento hanno girato il mondo e maturato come autrici ed esecutrici.
Penso che mi abbiano chiesto di partecipare al loro disco perché percepivano di aver superato i loro vecchi metodi di lavoro e sentivano il bisogno di una spinta verso una situazione più aggiornata, quella che le caratterizza ora.
Assieme abbiamo fatto delle prove (sessioni) e in seguito mi hanno chiesto di partecipare a tutto l’album, quindi penso che si siano trovate a loro agio con il mio metodo, l’abbiano trovato rispettoso nei confronti del loro approccio e al tempo stesso di guida verso ulteriori sviluppi e di selezione delle loro idee.

Parlaci un po’ di Ben Frost... Come hai iniziato a lavorare con lui?
Incontrai Ben Frost in Australia in occasione di una visita e un convegno di scrittura, qualcuno organizzò un incontro tra di noi e ci trovammo molto d’accordo. Ben venne a farmi visita in Islanda e provammo a imbastire un lavoro assieme, che si rivelò molto buono, ma è ancora da completare.
Apprezzò molto l’Islanda tanto da trasferirvisi; ormai vive qui da tre anni.

In un incontro che ebbi con lui in Italia, Sjòn mi disse: "La mia generazione è molto fortunata perché vive in un periodo storico che si può considerare ‘il periodo d’oro della cultura islandese’", sei d’accordo?
Penso che un grande vantaggio sia l’attenzione che è rivolta verso l’Islanda e la cultura islandese sempre più, negli ultimi anni. Essere coinvolti nell’arte islandese è, in effetti, molto stimolante. Il mio lavoro si volge principalmente collaborando con artisti non islandesi, e, penso, questo sia un bel modo per espandersi oltre gli orizzonti della nostra piccola società

Parliamo della tua collaborazione con Bjork. Al di là della collaborazione professionale esiste un’amicizia? Avete avuto conflitti?
Abbiamo sempre avuto una tranquilla relazione lavorativa e di amicizia, sia dentro che fuori dallo studio di registrazione. Siamo tuttora amici e apprezziamo i rispettivi lavori.

Finora ti sei dedicato alla produzione di altri artisti. Puoi dirci cosa provi a vedere sul mercato un disco con il tuo nome sulla copertina? Com’è nata questa esigenza?
Ho sempre considerato il mio lavoro come un’emanazione dell’essere musicista, nonostante non sia un grande strumentista. Ho sempre composto musica fin da quando ho iniziato a suonare uno strumento. Negli ultimi 10 anni mi sono occupato di collaborazioni e lavoro in studio e non mi sono mai concesso del tempo per i miei lavori personali, finora. E’ un importante passo in avanti per me.

"Ekvílibríum" assomiglia al termine latino che significa equilibrio...
Esatto, è una trascrizione all’islandese della parola "Equilibrium" e questo sta a indicare la direzione, il tentativo di raggiungere qualcosa con quest’album, ma in genere anche nella vita e nel lavoro. E’ una ricerca che non ha fine.

Ho sentito il tuo disco e penso sia un buon lavoro. Quanto tempo hai impiegato per realizzarlo?
Beh, grazie! Ho scritto tutto il materiale in un tempo abbastanza lungo, lavorandoci a sprazzi, poi mi ci sono concentrato per parecchie settimane tra la fine del 2006 e i primi mesi del 2007, mettendo assieme le idee come in un puzzle.

Il disco si può considerare principalmente strumentale, coraggioso per un album d’esordio. Pensi che le parole siano meno funzionali della musica?
Non esattamente, penso soltanto di non possedere grandi doti canore, tutto qua.
La presenza dei cantanti ospiti in "Ekvílibríum" penso rafforzi alcuni passaggi musicali, e comunque amo le collaborazioni.
Sono rimasto talmente soddisfatto dai testi che ne sono usciti, che non avrei potuto immaginare un miglior abbinamento di parole e musica.

I testi dell’album sono stati scritti da altri. Con quale criterio li hai scelti?
Baby Architect ha composto dei testi insieme a J. Walker, parole e musica sono scaturite simultaneamente.
Avevo le altre canzoni in versione demo quando le ho fatte sentire a Will Oldham e Dawn MacCarthy, loro hanno scelto quelle che sembravano loro più interessanti e su quelle hanno preparato i testi. Io ho scelto i titoli.

Come avviene normalmente la composizione dei tuoi brani?
Molte volte inizio con un piccolo motivo come base per la costruzione, poi penso alla struttura in un secondo momento. A volte le canzoni possono prendere ispirazione dal giocare con suoni e strutture su cui inizio a costruire.

Il disco trasmette tranquillita all'ascoltatore. E' una cosa casuale o rispecchia il tuo modo di essere oggi? Ti senti felice?
Sì, sono molto felice in questo momento.

E' dedicato a qualcuno quest'album?
Non formalmente, ma ha iniziato ad avere senso per me come progetto quando mi sono innamorato. Il titolo è per lei e l’album pure.

Quindi sei innamorato...
Moltissimo. E’ strano e fantastico.

Questa è la tua prima prova come solista. Pensi che le canzoni rimarranno solo su disco o farai qualcosa anche dal vivo?
Ho già avuto l’esperienza di suonare il materiale dal vivo ed è stato grande. E' accaduto prima della conclusione della produzione e mi ha dato molto per quel che riguarda il processo di rifinitura dell’album.
Essere in grado di scomporre la musica e ricomporla con una band è stato molto prezioso.
Ho dei piani per un tour in America al momento, non ancora per l’Europa. Ma indubbiamente desidero esibirmi dal vivo il più possibile.

Una domanda scontata: che tipo di musica ascolti?
Ascolto una grande varietà di musica, ma siccome ho le orecchie costantemente occupate dalla musica, a volte ho bisogno di staccare. Molte volte non ascolto proprio niente, ma desidero un giradischi e un pacco di vinili, penso di non reagire molto bene al sovraccarico di musica disponibile oggi in ogni luogo. iPod, mp3 e Myspace e compagnia, ti distolgono dalla vera esperienza dell’ascolto e ti stancano, alla fine. Triste, ma è così.

Grazie! E speriamo di vederti in Italia presto, magari per una esibizione live.
Lo spero anche io. Grazie a te.

Discografia
 
Ekvílibríum (Bedroom Community, 2007) 

6,5

 Draumalandið (Bedroom Community, 2010) 6,5
 Architecture Of Loss (Bedroom Community, 2012) 6,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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