27/10/2005

Piano Magic

Nouveau Casino, Parigi (Francia)


di Nicola Minucci
Piano Magic

Sebbene molto piccolo, il Nouveau Casino è uno di quei locali il cui programma va tenuto sempre d’occhio. Situato in una zona di poco richiamo su chi non conosce la città, eppure una di quelle dalla vita notturna più vivace e più vera. Il suo cartellone di concerti riflette la natura del quartiere in cui si trova: a suonarci arrivano le nuove sensazioni del pubblico underground, le piccole meraviglie, i bei segreti ancora ben custoditi. Pochi giorni fa sono passati Tarwater e Ricardo Villalobos, oggi suonano i Piano Magic, a breve ci saranno gli Animal Collective e un dj-set dei Tiefschwarz.

Innanzitutto, sfatiamo una falsa credenza. Con sommo stupore, appena la band sale sul palco, scopriamo che la copertina di “Disaffected” non ritrae Glen Johnson (che è un barbuto pacioccone interamente di nero vestito), ma il tastierista Cedric Pin. Per riprenderci dallo shock ci vuole tutta “You Can Hear The Room”. La bella apertura dell’ultimo album è un ottimo inizio anche live, anche se non tutto è già ben regolato. Basso a volume un po’ troppo alto, voce decisamente sepolta dagli altri strumenti, appena udibile. I disequilibri, comunque, sono già risolti in “The Nostalgist”, che culla e avvolge nella sua malinconica tessitura. A fare tutto il lavoro, stasera, sono in cinque: oltre a Johnson e al succitato Pin, abbiamo Franck Alba alla chitarra, Jerome Tcherneyan alla batteria e Alasdair Steer al basso. Brutta sorpresa, sebbene prevedibile: manca la dolce Angèle David-Guillou, quindi non sentiremo nessuna delle canzoni che la vedono al canto. Peccato.
Altra sorpresa: te lo aspetti timido e introverso, invece Glen Johnson, sul palco, è un gran chiacchierone. Dedica il terzo brano a “chiunque, qui, è morto proprio adesso”. E’ “Your Ghost”, ballata spiritica che risente forse un po’ della voce meno profonda di Johnson rispetto all’originale su disco, ma è ancora una volta suggestiva, cupa, inquietante. Poi “la festa comincia adesso” ci avvisa il buon Glen. In effetti la musica si fa decisamente più rock, e le chitarre dominano la scena, creando una possente onda sonora in certi momenti di “Jacknifed”, il bonus europeo di “Disaffected”. Mentre gli altri accordano gli strumenti, Johnson spiega: “Anche se deprimente, siamo pur sempre una band. Se vi interessa facciamo matrimoni, funerali… Proprio qualche giorno fa abbiamo suonato come regalo di matrimonio”.

“When I’m Done, This Night Will Fear Me”, da “The Troubled Sleep Of Piano Magic”, è il primo passo nel passato, in un concerto incentrato quasi esclusivamente sugli ultimi due lavori. Delicati arpeggi formano un tappeto sonoro su cui ci si adagia volentieri. Più sostenuta (e corredata di un gran finale) la successiva “Speed The Road, Rush The Lights”, dedicata proprio a Angèle. Ancora le chitarre sono al centro di “The End Of A Long Tired Year”, che si giova però anche di sapienti inserti tastieristici. In generale, comunque, stasera I Piano Magic sacrificano qualcosa delle loro atmosfere in favore di una performance più muscolare, sorretta soprattutto dal basso e dalla Fender di Alba.
La presentazione del brano successivo è tutta un programma: “All we need is love… And music!”. Ecco “Love & Music”, uno dei momenti più affascinanti di “Disaffected”, e anche della serata. La sua limpidezza pop e il caratteristico riff di synth riempiono l’aria. Non si ha il tempo di riprendersi, però: “Love & Music” si fonde in “Escape”, una strumentale prima potente e inesorabile, poi delicata, poi in crescendo fino al gran finale. C’è il piglio epico di Mogwai e Godspeed, qui.

Ci si avvia già verso la fine di un concerto non proprio lungo con due esecuzioni di grandissimo impatto. Il primo è “(Music Won’t Save You From Anything But) Silence”, la canzone che apriva “Writers Without Homes”. Bello, soprattutto il climax che culmina in un handclapping di tutta la band attorno al batterista, prima che il brano si distenda verso il suo naturale epilogo.
Segue poi un lungo, divertente discorso contro i bis. Johnson spiega che li detesta, e non sopporta la trafila che prevede sempre lo stesso cerimoniale. La band sparisce, il pubblico applaude e fa rumore, la band torna sul palco. E’ tutto finto, troppo codificato, inutile. E’ qualcosa che lui proprio non capisce. “Perché devono andare dietro le quinte e poi tornare?” chiede, e prova a dare una risposta toccando e indicando la propria narice in un gesto molto, molto eloquente. Poi rettifica un po’, sorridendo: “Beh, qualcuno, non tutti”. L’ultima proposta di una serata che dunque non prevede bis è una lunga “Password”, da “Artists’ Rifles”, con una suggestiva coda strumentale in cui è un muro di feedback a regnare, con Alba piegato su chitarra e (enorme) pedaliera.
Decisamente, stasera, la magia del piano è stata la magia della chitarra…

Setlist
  1. You Can Hear The Room
  2. The Nostalgist
  3. Your Ghost
  4. Jacknifed
  5. When I'm Done, This Night Will Fear Me
  6. Speed The Road, Rush The Lights
  7. The End Of A Dark, Tired Year
  8. Love & Music
  9. Escape
  10. (Music Won’t Save You From Anything But) Silence
  11. Password
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