20/02/2010

Kasabian

New Age, Roncade (Tv)


di Paolo Agnoletto
Kasabian

Serata in chiaroscuro per i Kasabian, che al New Age di Roncade hanno sì riscosso il gradimento di gran parte del pubblico presente ottenendo il sold out (già tre settimane prima del concerto) ma non hanno convinto chi si aspettava da loro ben più del ruolo di copie arroganti degli Oasis. L'atteggiamento da bulli al confine con lo strafottente ha un po' rovinato l'atmosfera del live, che non ha mantenuto del tutto le aspettative. Certamente lo zoccolo duro dei fan della band di Leicester, che guardacaso corrisponde a quello dei fratelli Gallagher, ha applaudito e ha pogato felicemente nelle prime file per tutta la loro esibizione che, va detto, è stata nel complesso positiva per merito di tutti e cinque i componenti, anche se la voce di Meighan a tratti è stata sovrastata dagli strumenti. Il problema è che, nonostante la "spettacolarità" degli occhiali da sole del cantante, nonostante il fatto che tutti e loro i primi tre album siano di buona fattura (anche se dal primo al terzo c'è stato un progressivo calo qualitativo) e nonostante il buon mordente e l'impegno profuso, il concerto è sempre stato sul punto di decollare senza mai farlo effettivamente: l'energia e le emozioni trasmesse stasera non sono state molte, proprio come chi si imbatte o assiste negli ultimi tempi a un live degli Oasis, di cui i Kasabian sono non a caso da sempre fan e imitatori.

La scaletta, che ha pescato a piene mani dal loro ultimo lavoro, "The West Rider Pauper Lunatic Asylum", ignorando praticamente del tutto il sottovalutato "Empire", non ha lasciato soddisfatti quanti apprezzano di più i loro primi due lavori. Uno dei fatti positivi della serata è che il sold out e il gran nome della band hanno fatto sì che non ci fosse bisogno di un gruppo spalla e che l'attenzione di conseguenza fosse tutta per loro. La partenza è straniante con la b-side "Julie & The Moth Man", brano elettronico a dire il vero non molto originale e coinvolgente anche se il pubblico dimostra di apprezzare e applaude convinto. Pizzorno, acconciato come al solito con capelli lunghi e barba folta alla maniera del mitico Frank Serpico, ha già sete e si china per bersi una bella birra gelata. L'uditorio è tutto dalla sua parte anche quando attacca con "Underdog", leggermente moscia come su disco. Anche la successiva "Where Did All The Love Go?", uno dei pezzi dove più si sente l'intervento del produttore Dan Nakamura, è piacevole, ma sembra sempre mancare quel quid che ti trasporta da un semplice bel concerto a un evento memorabile.

L'atteggiamento dei due leader non può non ricordare quello di Liam che muove il tamburello con gli Oasis, e Tom, il cantante, sembra imitarlo anche quando credendo di essere originale, manda scherzosamente a fanculo l'Italia (come se in questo momento storico non ci fosse già andata...). Il gioco delle luci è azzeccato e pure il suono è carino, anche per merito del sempre ottimo lavoro del fonico del New Age, ma appare un po' troppo monocorde per tutto la serata, nonostante i continui cambi di chitarra di Serge. La tensione cala con "Shoot The Runner", uno dei loro singoli meno efficaci, e con la noiosa "Processed Beats", troppo debitrice del sound inglese dei primi anni 90 sdoganato al grande pubblico da band come i Primal Scream.
Gli strumenti sono sempre precisi e potenti e la batteria si fa sentire soprattutto nell'hit "Fire", tentativo abbastanza riuscito di fondere rock e dance.

Proseguendo con l'analisi delle altre tracce del concerto non si può non notare come i pezzi più riusciti siano le stupende  "Empire", pomposa al punto giusto, "Fast Fuse", robusto electro-garage che richiama alla mente nel riff iniziale gli Yardbirds di "Stroll On", e soprattutto "Club Foot", il brano più significativo e la freccia più acuminata nel loro carniere. Quest'ultima viene anticipata da un breve intermezzo ed è suonata con un gran bel piglio rock, e nonostante il suo nome e il fatto che ci troviamo proprio in un club, i cori e l'entusiasmo che l'accompagnano sono da stadio.
I bis prevedono il singolo di lancio del loro ultimo album nonché uno dei brani più amati da Pizzorno, "Vlad The Impaler", che ha un intro dilatato troppo simile a "Processed Beats", e il pezzo che li ha lanciati e resi famosi a livello planetario, l'irresisitibile "LSF".

In definitiva i Kasabian hanno offerto un bello spettacolo e indubbiamente sono piaciuti molto ai loro fan anche grazie a un repertorio gradevole, ma dopo questa sera si può tranquillamente affermare che non valgono quanto credono di valere.

Setlist
  • Julie & The Moth  Man
  • Underdog
  • Where Did All The Love Go?
  • Shoot The Runner
  • Processed Beats
  • Thick As Thieves
  • Take Aim
  • Stuntman
  • Empire
  • Fire
  • Fast Fuse
  • Club foot


Encore:

  • Vlad The Impaler
  • LSF
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