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Ecco, questa introduzione sarebbe stata perfetta, per presentare l'omonimo album di debutto dei Kasabian. E invece mi tocca cancellare tutto, perchè i Kasabian sono di Leicester. Di Leicester! Ma robe da matti! E' come se una band di Reggio Emilia si mettesse a suonare canzoni napoletane. E sì che ero strasicuro che venissero proprio da lì. Perchè questi Kasabian sono semplicemente la miglior band di Manchester non di Manchester sbucata fuori da parecchio tempo a questa parte. Era tutto perfetto, avrei chiuso il cerchio meravigliosamente e ora mi tocca rivedere i piani. Chessò, magari potrei iniziare a parlare del disco?
Il disco è arrogante. Avete capito bene, arrogante. Perché si diverte a bullarsi di fronte a tutte quelle band che nel recente passato si sono avvicinate al sound mancuniano: "Club Foot" ridicolizza tutto ciò che i The Music abbiano mai fatto, "Reason Is Treason" è il pezzo che i Black Rebel Motorcycle Club non riescono (più) a scrivere, e i Cooper Temple Clause venderebbero un rene per avere una "LSF" nel loro pur ottimo repertorio.
In mezzo a tutto questo, reminiscenze sia dei già citati Oasis e Stone Roses che di Happy Mondays (altro gruppo chiave della Manchester che fu) e soprattutto Primal Scream nei momenti in cui strizzano l'occhio all'elettronica. I Kasabian, nonostante qualche perdonabile sbavatura soprattutto nel finale, ci propongono un'opera tosta, energica e massì, cazzona al punto giusto.
Al di là delle frasi di circostanza, delle influenze e dei propositi per il futuro, è importante sottolineare come a convincere siano prima di tutto le canzoni: solide, ben suonate e dotate di quel tipico piglio autoritario, quell'atteggiamento da band che non deve chiedere mai che tanti fan aveva fatto guadagnare ai fratelli Gallagher una decina d'anni fa. L'impressione è che Tom Meighan e soci abbiano ancora molte cartucce da sparare: se riusciranno a non perdersi per strada come molti altri prima di loro, chissà che nel 2014 non esca un dvd commemorativo di questo brillante debutto.

