28/10/2011

Heidi Elva

Locanda Atlantide, Roma


di Raffaello Russo
Heidi Elva
Una piccola magia di quelle che capitano a chi vive la musica essenzialmente come passione ha portato Heidi Elva a esibirsi sull'importante ribalta dalla Locanda Atlantide di Roma, nell'ambito della interessante rassegna "Thule", interamente dedicata all'esplorazione di itinerari musicali di confine, a loro volta tracciati da artisti dalla provenienza assai particolare.
Così, accanto alle tante proposte nordiche (da Jenny Hval a Sóley), ha trovato adeguata collocazione l'arpista neozelandese che, grazie a una serie di positive coincidenze, ha potuto cogliere l'occasione di un breve soggiorno romano per presentare, per la prima volta di fronte al pubblico italiano, le sperimentazioni raccolte nei suoi due album, "Ships And Trees" e "Lo-Fi Musings", nonché qualche succulenta anteprima dei suoi percorsi futuri.

heidi_elva_live1_01Supportata dall'amico Kris alle tastiere (anche lui casualmente a Roma negli stessi giorni), Heidi si è presentata sul palco in un elegante abito nero e provvista dal minimo impianto scenografico di una composizione di un teschio e rose bianche poggiate su un tavolino. Accanto a lei, lo strano binomio sonoro costituito dall'arpa dotata di effetti e pedali e dal suo iPhone, dal quale ricaverà samples e composizioni elettroniche vere e proprie.
Come lei stessa aveva anticipato, lo spettacolo - altresì corredato da proiezioni video - si presenta in maniera del tutto inusuale, a partire dall'iniziale "Simple Pleasures", per la quale Heidi filtra la propria voce attraverso l'arpa, e dalla successiva "Casey's Bassline", che introducono da subito il rapito pubblico presente in una temperie straniante, percorsa da suoni bassi e dilatati, da pulsazioni, esili melodie e da accurati sfioramenti di corde.

Al terzo brano in scaletta, Heidi sceglie la completa oscurità, rischiarata soltanto dalle luci a led della sua arpa, per il brano più essenziale e acustico del lotto, quella "There's A Spell" che la riporta alle origini del suo primo disco e a una ballata estremamente scarna, che eleva arpa e voce ad assolute protagoniste.
Di stampo totalmente opposto i due brani inediti, che rispecchiano le nuove esplorazioni dell'artista neozelandese, ormai proiettata verso la composizione tramite applicazioni digitali, ma al tempo stesso verso un'accresciuta attenzione alle componenti melodiche dei suoi brani.

heidi_elva_live2_04 Trame elettroniche avvolgenti e narcolettiche cadenze contornano infatti "Wet Season Rains" e "She Cries Tears Like A Statue", tracciando un immaginario raccolto e notturno, che lascia intravedere la transizione artistica di Heidi Elva, suscitando curiose aspettative per il suo prossimo lavoro in studio, annunciato appunto come interamente composto sull'iPhone.
Modernità elettronica e classicismo strumentale (ancorché declinato in maniera del tutto non convenzionale) si fondono nella musica di Heidi Elva che, dopo aver rivolto un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile la serata, si congeda dal pubblico romano con la splendida "The Heart Is A Lonely Hunter". Il brano, da lei regalato alla raccolta in download gratuito OndaDrops Vol. 3, rappresenta al meglio le varie anime di un'artista completa e versatile, il continuo sviluppo della cui sensibilità è risultato ben chiaro dall'ora scarsa della sua esibizione peculiare e magnetica.

Foto di Sebastiano Iannacchione
Setlist
  1. Simple Pleasures
  2. Casey's Bassline
  3. There's A Spell
  4. I Could Be A Ship At Night
  5. She Cries Tears Like A Statue
  6. I Don't Need You
  7. Wet Season Rains
  8. The Heart Is A Lonely Hunter
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