10/02/2011

Twin Shadow

Magnet, Berlino


di Beniamino Cianferoni
Twin Shadow

Dimenticate il personaggio comicamente spaurito del video del superbo singolo "Slow" e, già che ci siete, dimenticate chi vi dice che non si dovrebbero più fare dischi con certe sonorità (il riferimento qui va agli anni 80), perché in questo caso sarebbe un errore. George Lewis Jr, alias Twin Shadow, ventisei anni, dominicano, presenta a Berlino il suo album di esordio del 2010, "Forget", entrato direttamente e meritatamente in tutte le classifiche dei migliori dischi dell'anno.

 

Biglietti esauriti da più di una settimana, e probabilmente tutti coloro che hanno assistito a questa serata al Magnet torneranno a rivedere Twin Shadow, di nuovo in concerto a Berlino a maggio. È stato, infatti, un live ben al di sopra delle aspettative: ogni canzone di "Forget" ha mostrato una solidità compositiva e un'intensità emotiva maggiori persino rispetto alle pur ottime versioni dell'album, grazie a una nuova e sorprendente veste rock e dai contorni meno attenuati. Il tutto senza mettere per un attimo in secondo piano la splendida, calda, fisica voce con ascendenze soul di Lewis, crooner confidenziale dalla grande capacità evocativa.

 

Twin Shadow si presenta sfoggiando un look decadente, accompagnato sul palco da batterista, bassista e da una ragazza ai synth; la tensione positiva dello show non conosce pause, in un susseguirsi di diverse scelte sonore che, se non originali, certamente sono di gran classe, permettendo a ogni pezzo di rendersi riconoscibile nel suo particolare mood. A partire da "Tyrant Destroyed", traccia di apertura dell'album, che inizia sommessamente in sordina, per passare poi al delicato e romantico incedere eighties di "I Can't Wait", fino alla danzereccia esuberanza funk di "At My Hells", veramente irresistibile nel suo incedere sincopato.

Nell'esibizione dal vivo ogni elemento del tessuto sonoro acquista forza e genuina irruenza: i chorus splendidamente melodici, spesso non più cantati in falsetto, ma più direttamente in primo piano, la voce che si spezza dolente nelle note più alte, gli eleganti giri di basso e i synth che rendono l'atmosfera densamente malinconica e retrò. Egregio è il lavoro di tutta la band, in particolare, per precisione ritmica, quello del batterista.

 

Twin Shadow parla con il pubblico, scherza, incredibilmente self-confident e canta, lo ripetiamo, in maniera magistrale, fino a regalare una dopo l'altra l'accoppiata micidiale tra "Slow" - un perfetto incrocio di New Order e U2 - e "Castles In The Snow", quest'ultima dedicata alla sorella gemella, che vive proprio a Berlino ed è presente al concerto. Sussurra soltanto il primo ritornello di "Slow", diversamente che nell'album, favorendo lo splendido crescendo della seconda parte, mentre "Castles In The Snow", fra le migliori popsong dell'anno scorso, è una rincorsa che lascia senza fiato.

La chiusura di concerto è infine riservata a "Tether Beat", forse la traccia più cupa di "Forget", con un giro di synth dalla tonalità dark come spartiacque prima dell'ennesimo trascinante hook melodico. Che aggiungere ancora? Per questa volta, benvenuti anni 80.
Setlist

1. Shooting Holes
2. Tyrant Destroyed
3. When Were Dancing
4. I Can't Wait
5. Yellow Balloon
6. Slow
7. Castles In The Snow
8. Forget

    encore

9. At My Heels
10. Tether Beat 

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