Suoni improvvisati e dalla texure complessa per questo primo lavoro degli Haptic, trio di Chicago capitanato da Steven Hess, già al lavoro con Pan American e negli ON con Sylvain Chauveau.
L’album è diviso in due lunghe suite dove ricorrono i suoni dell'elettronica anni 90, quella di sperimentatori come Pan Sonic, Radian, Alva Noto, Ryoji Ikeda, ma qui corroborata da un impianto doom che rimanda alle cose migliori di Oren Ambarchi. La prima traccia dura venti minuti circa e scivola via tra modulazioni di frequenze impazzite, implose, che sembrano sul punto di esplodere. Intorno è tutto un fluire random di glitch, melodie abortite, timbri mutevoli e nebbie ambientali in perenne dissolvenza.
La seconda traccia invece è un susseguirsi di rarefazioni ambientali, in un suono che è come un il pulviscolo che fluttua nell’etere dopo il disastro.
Non male.
11/02/2009
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese