Coastal

Halfway To You

2004 (Words On Music) | slowcore

La musica dei Coastal è un invito a rallentare, a staccare la spina per immergersi in una dimensione puramente contemplativa. E' un rock evanescente, svuotato di ogni energia e ridotto a una lenta fluttuazione sonora. Musica crepuscolare nel vero senso del termine: la fiamma si è ormai spenta e resta solo il riflesso di bagliori sfocati in lontananza. Il termine di riferimento più immediato non può non essere lo slo-core dei Low, ma anche altre il repertorio di altre band che hanno fatto della lentezza e delle sonorità "celestiali" un marchio di fabbrica: Slowdive, Mojave 3, Spiritualized, Jessica Bailiff e - perché no - anche quei Talk Talk che da "Spirit Of Eden" in poi hanno costruito una loro personalissima "scala per il paradiso". Impossibile, poi, non cogliere i frutti lasciati dalla stagione dream-pop, da quei magici arabeschi firmati Cocteau Twins & C..

Le nove tracce di "Halfway To You" - secondo album del gruppo dopo l'omonimo disco d'esordio - accarezzano l'ascoltatore fino a fargli perdere ogni contatto con la realtà. Niente vertigini psichedeliche o capogiri d'ascendenza shoegazing, però. Quelle dei Coastal sono ninnananne che non vogliono mai ipnotizzare o narcotizzare, ma solo cullare dolcemente. La loro fragile cartilagine armonica vive sull'alternanza e sovrapposizione delle voci (o meglio, dei sussurri) dei coniugi Jason e Luisa Gough, cui si aggiungono via via i languidi arpeggi di chitarra dello stesso Jason, le levigate linee di basso di Josh Callaway e la batteria appena sfiorata da Jim Harker. Sporadici inserti di violoncello, viola (a cura di Helen Maltby dei Lorna), tastiere e campanelli contribuiscono ad arricchire il sound, ma senza mai comprometterne la soave levità.

"Amazing Grace" cantavano i loro mentori Low. Ed è proprio questo il fine ultimo della band di Provo (Utah): una grazia che a ogni brano rinnovi nell'ascoltatore lo stupore. L'iniziale "Until You Sleep" schiude le porte di questo eden sonoro tra cori eterei e tintinnii in lontananza di matrice Mazzy Star. "Eternal" è se possibile ancora più impalpabile: un quartetto d'archi allestisce un clima di profonda quiete, appena increspato da qualche arpeggio di chitarra spagnola e da qualche trillo di campanelli, mentre le cantilene dei Gough sembrano rincorrersi e perdersi di continuo, rinnovando i magici duetti di Alan Sparhawk-Mimi Parker (Low) e Neil Halstead-Rachel Goswell (Slowdive/Mojave 3). E' pura astrazione sonora, invece, quella della title track , saggio di un rock esangue al quale i soffici arpeggi di chitarra e le minimali frasi d'organo donano le uniche, impercettibili vibrazioni.

L'universo dei Coastal vive di penombre, di malinconie languide, di nostalgie che spezzano il cuore. Come il lamento di "Leaves", in cui Gough rievoca la sua infanzia cullandosi in una tenera melodia di chitarra, o come le sfocate rimembranze di "We Won't Last Another Year", con un altro suggestivo intreccio di voci. Non è la trance, come si diceva, il fine ultimo, ma semmai l'oblio: ascoltare per credere la suite siderale di "Night Sky", con le linee basso di Calloway che sembrano quasi scivolare tra le note, mentre rumori intermittenti sfumano in lontananza. La "Music For Films" di Brian Eno non è molto lontana. L'astrazione si fa più marcata (e invero un po' monocorde) tra le onde tonali di "Drift", ma non risulta mai artificiosa, riuscendo sempre a conservare un elemento umano. Così in "London In February" giungono echi di rumori e voci della metropoli catturati dal vivo, ma affogati in una densa nebbia sonora. Gli otto minuti di "So Close" chiudono il disco lambendo l'estasi: l'avvio rievoca il jamming onirico dell'American Analog Set (con in più il canto melodioso di Gough), prima di sconfinare in una lenta fluttuazione dream-pop, guidata dal violoncello sulle trame liquide delle tastiere e sugli echi delle chitarre in loop .

Nove tracce sono forse il massimo che questo tipo di sound può sostenere. Qualche lungaggine, qualche autoindulgenza di troppo, poteva essere limata. E manca la ballata mozzafiato, la "Fade Into You" (Mazzy Star) capace di trainare l'intero disco. Ma i Coastal si confermano band di talento. La loro è musica "liquida" (come da nome...) e fatata. Musica per navigatori di stelle e sognatori. Astenersi teorici del rock come stupro sonoro e adrenalinici in crisi d'astinenza. Per chi invece è alla ricerca di quiete, il naufragar sarà dolce in questo mare.

(06/12/2006)



  • Tracklist
  1. Until You Sleep
  2. Eternal
  3. Halfway To You
  4. Leaves
  5. Night Sky
  6. We Won't Last Another Year
  7. Drift
  8. London In February
  9. So Close
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