Nell'ambito dell'ingente mole di musica strumentale che,
prodotta nell'ultimo decennio, è stata spesso riassunta nella definizione
"post-rock", si possono ormai operare alcune più precise distinzioni di fondo,
tra gli sperimentalismi cervellotici, le avventure ambientali ed elettroniche e
il perdurante utilizzo di strumentazioni rock "canoniche", magari integrate, in
chiave romantica, da pianoforte o archi. Quest'ultima categoria, che affonda, a
ben vedere, le proprie radici in importanti riferimenti anni 60-70, è risultata
nel tempo minoritaria, a causa sia del limitato margine di manovra concettuale
alla sua base, sia della presunta minore innovatività che recava con
sé.
Così, era un po' di tempo, stante il sostanziale silenzio della scena
d'oltreoceano (di quella canadese in particolare) e le ultime non eccelse prove
fornite da molti degli esponenti europei del genere, che gli amanti delle lunghe
suite romantiche di rock orchestrale, avevano ben poco da gioire, mancando
effettivamente un album in grado di soddisfare in pieno l'ascolto di chi ama
farsi cullare da quel tipo di suoni carezzevoli e dilatati (ma, ciononostante,
decisamente "rock"), di fronte ai quali estraniarsi dal mondo per immergersi
soltanto nella propria anima.
Ebbene, quanti hanno sentito la mancanza di un
simile album, capace di catalizzare orecchie, cuore e cervello, non potrà certo
fare a meno di "In The Evenings Of Regret", opera d'esordio per Grace Cathedral
Park, formazione della quale ben poco è dato sapere, se non che incide per la
misconosciuta etichetta La Verdad e trae il proprio nome da un brano dei Red House Painters . Ma,
nonostante la chiara ispirazione onomastica, le affinità con il gruppo di Mark
Kozelek sono ben poche - a parte forse l'atmosfera romantica e intimista del
lavoro - poiché il suono richiama qui alla mente piuttosto i migliori Mogwai , i passaggi più orchestrali e
romantici di Godspeed
You! Black Emperor e, a tratti, le atmosfere sospese e sognanti create,
oltre dieci anni orsono, dai primi Slowdive.
Per innamorarmi dei Grace
Cathedral Park, ancor prima di conoscere l'album, è stato sufficiente
imbattermi, quasi per caso, nel brano di apertura (e unico dalla durata
contenuta: cinque minuti circa) "Play Delicate, Desire Quiet", le cui armonie
d'archi accarezzano già al primo ascolto corde profonde dell'anima e il cui
ritmo compassato e apparentemente fragile entra con facilità in sintonia con
quello vitale del cuore, riscaldandolo e sciogliendone le emozioni.
Conferma
della prima impressione istintiva è poi giunta dalla conoscenza di tutto il
lavoro (sei tracce interamente strumentali, per oltre 70 intensissimi minuti),
caratterizzato da brani molto lunghi, tutti costruiti con grande rigore su
archi, batteria e chitarre languide, che solo a tratti diventano più robuste,
impennandosi in controllate distorsioni (come in "It's All Well Above Wonder Any
Way" e "Settling For The Broken In The Things Never Forgotten"), che tuttavia
non giungono mai alle deflagrazioni sonore proprie di Godspeed You! Black
Emperor, Mono o Explosions
In The Sky.
Ma l'abilità compositiva, che mantiene "In The Evenings
Of Regret" ben lungi dall'essere un album di maniera, è evidente proprio nel suo
snodarsi non attraverso improvvisi e impetuosi crescendo, quanto piuttosto
attraverso una vorticosa e ipnotica altalena di accelerazioni e decelerazioni di
ritmi e toni, che ne fanno un complesso omogeneo e coeso. Sul complessivo
minimalismo musicale e concettuale spicca solo l'arricchimento strumentale
costituito dall'armonica che impreziosisce e rende ancor più malinconica "Is It
The Hurt You're Drowning In"; ma si tratta solo di un episodio, perché il resto
dell'album fluisce agilmente tra melodie languide e romantiche, al tempo stesso
ipnotiche e capaci di scaldare il cuore, senza appesantire l'ascolto, nonostante
la lunghezza (ma non prolissità) delle composizioni che si susseguono
gradevolmente fino agli oltre venti minuti della conclusiva, struggente "Latter
Day Love Affairs And Everything Else You Would Hope To Forget".
Forse
l'ascolto di questi Grace Cathedral Park non costituisce alcunché di "nuovo"
rispetto a qualcosa di già sentito, ma se - come scriveva Nick Hornby - le
suggestioni originate dalla musica accompagnano sempre i momenti positivi e
negativi della vita, e se la musica è ancora in grado di commuovere e dare la
pelle d'oca, allora "In The Evenings Of Regret" è senza dubbio l'album ideale
per chi, anche al di là delle fredde analisi stilistiche, ricerca in un disco la
colonna sonora di un periodo della propria vita o vuole semplicemente fermarsi a
contemplare il flusso dei pensieri e delle emozioni.


