Jennifer Gentle

Valende

2005 (SubPop) | psychedelic-rock

I Jennifer Gentle rappresentano una delle esperienze musicali più affascinanti mai apparse sul suolo italico. Formati a Padova alla fine del '99 da Marco Fasolo (voce e chitarra) e Alessio Gastaldello (batteria e percussioni) - entrambi già nei Carcers -, innamorati di Syd Barrett (traggono il nome della band dalla lirica di "Lucifer Sam", ndr) e del folk-psych del trapasso 60-70, assoldano bassista e polistrumentista per dare vita a una serie di opere e di live set (a dividere il palco con esimie personalità indie) creativi e stralunati, che li pongono di fatto e di diritto tra i maggiori esponenti della psichedelia contemporanea nostrana.
La band ha già all'attivo due album ("I Am You Are"; Silliboy, 2001 e "Funny Creatures Lane"; Silliboy, 2002, peraltro entrambi ristampati nel cofanetto "Ectoplasmic Garden Party", su Lexicon Devil, 2003), una colonna sonora autoprodotta per il cortometraggio "Come Tu Mi Vuoi", risalente al 2000, ad opera dell'altrettanto esordiente Claudio Cupellini, la collaborazione con il chitarrista degli Acid Mothers Temple, Makoto Kawabata ("The Wrong Cage"; Sillyboy, 2002), la partecipazione alla compilation-tributo ai Beatles indetta da MusicBoom (AA.VV, "Let It Boom"; Audioglobe, 2003), con una personale versione della Harrison-iana "Blue Jay Way", e un mini allegato al numero 34 di "Ptolemaic Terrascope" (magazine inglese di musica psichedelica), contenente un poemetto strumentale elettro-acustico, quale "Verde Mostro". E alla fine arriva anche la notorietà, ulteriormente coadiuvata dal contratto con la SubPop per la realizzazione del seguito del fortunato "Funny Creatures Lane", giustappunto il qui presente "Valende".

Si parte con brani relativamente veloci: "Universal Daughter" e "I Do Dream You". Il primo è un folk sgangherato con tanto di refrain e trombetta impertinenti (ma balza subito ai timpani il timbro di voce più maschio del solito), mentre l'elettrica panneggia spensierata prima di una conclusione onirica con sonagli e percussioni in effusione. Il secondo, ad oggi il brano con il tempo più rapido dei Jennifer Gentle, è un garage-punk ripieno di abbozzi di organetto del Ray Manzarek più disinibito, e di chitarra rombante tra rockabilly e Small Faces; l'eccitamento generale porta a chiudere con una breve jam per improvvisazioni di vibrafono, pur mantenendo salda una certa compattezza di suoni e strutture.
Poi vengono pezzi folk eleganti e preziosi. "Circles of Sorrow" è una bella psych-song sonnacchiosa, ma fragile e sensibile, quasi rannicchiata nella sua preoccupazione dolente, con accompagnamento di violino (molto più discreto e silente rispetto all'arrangiamento smargiasso di "Funny Creatures Lane") e i bisbigli di Marco in continua staffetta con una nenia dalle tinte sognanti. E' in tutto e per tutto un nuovo spunto creativo per la band: sono atmosfere senza fretta, inondanti una dilatazione subconscia che forse prima di questo episodio non era ancora a fuoco. In "Tiny Holes" lo xilofono pennella un'altra ballata acustica di pregio, che sembra quasi dimenticarsi degli sconvolgimenti sonori che fino ad ora contraddistinguevano la band: questi Jennifer Gentle sono i meno scalmanati, ma pure i più raffinati e "notturni" che possiate udire.

Il baricentro dell'album è rappresentato da una suite-medley in tre movimenti. "The Garden pt. 1", l'attacco, è pervaso da un'atmosfera agrodolce, campestre, inebriante, con docili stop-and-go e giochi a incastro delle chitarre acustiche. "Hessesopoa", il pezzo più sperimentale dell'album (e, forse, della loro carriera), apre con sfrigolii di piatti in lontananza. Attraverso rigurgiti psico-rumoristici delle chitarre (quasi il rovescio dei delicati intrecci dell'apertura), farfuglii delle tastiere e dei flauti, si dà luogo a un crescendo sottilissimo, quasi un ponte tra "Ummagumma" e i continuum di Ligeti: è il buco nero del disco, la zona morta che inghiotte tutto tramite una soundscape atonale di disintegrazione sonica (in "Funny Creatures Lane" c'era piuttosto un bagno di sangue di feedback e distorsori posto in chiusura - assieme a una sbilenca, interminabile, propiziatoria processione sing-along - al culmine di una galleria di stravaganze pop). Infine, chiude "The Garden pt. 2", di fatto una reprise del movimento di apertura (ma con introduzione strumentale più pronunciata, assorta). Anche il titolo sembra riecheggiare "Ummagumma", almeno nella parte Mason-iana della tracklist del disco di studio: "The Grand Vizier's Garden Party: Entrance - Entertainment - Exit" (cfr). La nenia folk di "Golden Drawings" - con viola tra il sospeso e il minaccioso - continua il programma di esplorazione della canzone intimista acustica. Così dicasi anche per "Liquid Coffee", ancora alle prese con la struttura tripartita: tic-tac di sveglia e lenti scampanellii di chitarra in apertura e in chiusura; nel mezzo, bei contrappunti di fisarmonica, efficaci successioni del chorus, canto docile e strascicato. "Nothing Makes Sense" è il pezzo veloce che chiude il cerchio, in cui Marco torna a sbizzarrirsi con urletti da cartoon ("he-ha!") sopra un garage-rock demente, in forma di piece zappiana (con cambio di tempo centrale), mentre la sarabanda finale accosta brutalmente le staffilate chitarristiche di Dick Dale all'estetica dei fumetti e alle lenti deformanti per bambini dei Chipmunks.

Risultato di appassionate registrazioni casalinghe dei soli Fasolo e Gastaldello, con significativa economia di mezzi e strumenti a donargli dettagli sottili e sonorità vintage fragili e invisibili, è un album a strutture concentriche e dotato di una secchezza melodica enigmatica, che trascende la calma pastorale della superficie. Produzione piacevole, arrangiamenti glabri, ambigua fissità di scrittura. Ne emerge soprattutto una band intransigente, dalla valida capacità di colorare, ogni volta con temperature diverse, le loro creazioni: siano esse canzoni, suite, o brani sperimentali. Esordio del nuovo bassista Paolo Mioni, per il live set, in luogo di Nicola Crivellaro. Distribuzione italiana di Audioglobe.

(13/04/2010)

  • Tracklist
  1. Universal Daughter
  2. I Do Dream You
  3. Tiny Holes
  4. Circles Of Sorrow
  5. The Garden Pt. 1
  6. Hessesopoa
  7. The Garden Pt. 2
  8. Golden Drawings
  9. Liquid Coffee
  10. Nothing Makes Sense
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