Se le odierne compagini dell’ottenebrato noise (soprattutto) americano hanno mandato a memoria il bignamino post-industriale, soffermandosi in special modo sul capitolo power electronics e derivati, gli Excepter, pur condividendo le medesime premesse, sembrano voler/poter andare nella direzione di una rielaborazione creativa di quei suoni.
In diversa misura, partendo dall’esordio “Ka” , passando per “Sunbomber” via “Self Destruction” , e ancora di più in questo “Alternation”, la band di John Feel Ryan mette in mostra un (dis)fare eclettico che prende le mosse tanto dai subdoli giochi di frequenza di Throbbing Gristle quanto dalle pulsazioni ritmiche della house. Non dimenticando una certa attitudine harsh che rimane comunque implosa, presente tra le righe, ravvisabile nel materializzarsi estemporaneo di scorie droniche, come in un’atmosfera malata di scuola Ralph e Subterranean. “Knock Knock”, tanto per dirne una, è un po’ la summa di tutto ciò.
In realtà “Alternation” è il più accessibile tra i lavori degli Excepter per via di ritmiche fluide che rendono i pezzi immediatamente digeribili. Non viene però mascherata una notevole complessità di texture , che permette al suono di essere fantasioso, pur nella monotonia di ripetizioni minimali e loop a volte sfiancanti. La band riesce a valorizzare al massimo il connubio tra struttura rock e prassi digitale, spingendo l’acceleratore su repentini cambi di frequenze, glitch e microsuoni, cosicché la forma canzone resta, in un virtuoso equilibrio precario, strattonata tra l’algida sperimentazione noise e il caldo, ipnotico beat dell’elettronica da ballo.
18/09/2006