Liars

Drum's Not Dead

2006 (Mute) | no wave

I Liars sono una creatura sospesa, dalla natura ambigua e oscura, continuamente desiderosa e bisognosa di movimento: creare per trovare ancora quel sentirsi spaesati e, per questo, non dare punti di riferimento a chi ti segue e sta dietro, attendendo il tuo prossimo passo senza mai distogliere l'attenzione. Era il 2001: esplosi a New York assieme alla bolla punk-funk e new-new wave, la band si presentava con un organico a cinque dall'approccio fisico e caotico, vista la tanta, troppa carne al fuoco.
Il loro esordio, "They Threw Us In A Trench And Stuck A Monument On Top", fotografava una band per nulla matura, capace di azzeccare il singolo assassino (quella "Mr Your On Fire Mr" che ancora oggi potete ballare senza vergogna, scorticandovi le mani a forza di handclapping), ma non ancora in grado di dare una forma definitiva alle proprie ispirazioni. Poi, un cambio di line-up e l'impressione che la storia del progetto fosse già finita. E invece...

Angus Andrew, frontman eccezionale e personaggio capace di far parlare di sé anche senza tirare in ballo la musica suonata, Aaron Hemphill e Julian Gross mantengono l'accattivante nome e sfornano, due anni dopo, un lavoro decisamente antitetico al precedente, "They Were Wrong So We Drowned", disco totalmente incentrato su streghe, riti pagani e oscurità: un compendio di no wave apocalittica, ammaliante, ostica ma sempre e comunque catchy, che guarda al Pop Group e ai This Heat lasciando da parte gli inflazionatissimi (ma sempre seminali) Gang Of Four citati nell'esordio.
Qualcuno grida al capolavoro, qualcuno alla bufala, come è logico di fronte a un secondo album così spiazzante.
Dopo quel disco, una massacrante attività live durata due anni, grazie alla quale il trio newyorkese ha saputo ricreare la magia di "They Were Wrong So We Drowned", trasformando semplici concerti in veri e propri sabba, e ora, anno 2006, il ritorno, non senza importanti novità, prima fra tutte il luogo di concepimento dell'opera: non più New York, con il suo fermento di mode e next big thing, ma Berlino.
Ancora un passo avanti, dunque, e un netto cambio di territorio, geografico e musicale.

Nel nuovo "Drum's Not Dead", infatti, i Liars si spingono ancora più in là, eliminando quei pochi punti di riferimento cui ci era concesso aggrapparci per trovare una chiave di lettura forte e coerente. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che questi newyorkesi non sembrano amare il senso di sicurezza dato dalle categorie musicali, pur lasciandoci la facoltà di intravedere nel vorticoso calderone qualche influenza, qualche citazione, qualche passione dichiarata con le note.
"Drum's Not Dead" toglie dunque di mezzo qualsiasi velleità modaiola e ballabile che gli orfani dell'esordio probabilmente auspicavano come una lavata di capo dopo l'imprendibile escursione del secondo lavoro in territori ben lontani dai dancefloor. Il suono, quindi, accentua il già marcato tribalismo essenziale dell'opera precedente e si fa più lento, vischioso e psichedelico.
La band ha infatti l'indubbia capacità di porsi costantemente come crocevia perfettamente ibrido tra le tendenze più diffuse nel sottobosco musicale di questi anni. Questa volta tocca, insomma, al tanto discusso (e discutibile) weird-folk che impazza sui cataloghi indie di mezzo mondo e i Liars, da molti indicati come gli ennesimi successori dei Sonic Youth (chissà se sopravvivranno ai maestri…), lo approcciano alla loro maniera.
Vale subito la pena sottolineare il fatto che rispetto a "They Were Wrong So We Drowned" il nuovo album è mediamente più compatto e forse anche più prevedibile, ma la visione globale della musica certamente più lucida.
Nelle prime tracce viene introdotta la figura di "Mt Heart Attack", personaggio (?) che con "Drum" è centrale nel concept di tutto il disco (due figure che rappresentano due estremi, due modi di essere antitetici), ed è subito pulsazione oscura, estasi malsana e invocazioni impaurite, che culminano nel vociare brado di "Let's Not Wrestle Mt. Heart Attack", subito incalzato da un percussionismo inesorabile, percorso da suoni metallici e voci fantasmatiche, come una versione dark degli Animal Collective.
"A Visit From Drum" prosegue nella medesima direzione, accentuando la componente tribale punteggiata da schitarrate minacciose che rimangono nell'ombra. Segue un delicato momento di beata trance lisergica simile a certi Mercury Rev dei tempi belli, ma non è che una parentesi, prima del singolo "It Fit When I Was A Kid": una melodia semplice e (un po' artificiosamente) cupa sotto la quale si muove un ossessivo battito fino alle aperture pianistiche che chiudono il pezzo.
Si ritorna poi a seguire Mt. Heart Attack in una disfattissima canzone da cabaret, completamente stravolta nei fumi dell'oppio, fino al ritorno di Drum che rifà il suo ingresso sopra un tappeto ritmico memore del balletto meccanico di Georges Antheil.

Il disco continua sempre su atmosfere rilassate e drogate solo in superficie e sotto le quali si agitano sempre oscure presenze finché "Drum And The Uncomfortable Can" non si lancia in territori più ritmici e pagani, con le consuete cantilene ossessive di Angus a completare il quadro più industrial dell'intero album.
"You Drum" appare poi un tributo palese agli Animal Collective, tra chitarre scordate e abuliche e timide melodie liquefatte. E dopo il rinnovato impeto percussivo di "To Hold You, Drum" il disco si chiude col brano più dolce, quella "The Other Side Of Mt. Heart Attack" che in altri contesti potrebbe quasi apparire come una rilassata ninna nanna.
Ma a questo punto non ci fidiamo più dei Liars e, pur non essendo il messaggio palese come la volta scorsa, non andremo a coricarci senza aver prima sparso un po' d'aglio in giro per casa e recitato qualche formula apotropaica per tenere lontano fatture e malocchi.

(21/12/2006)

  • Tracklist
  1. Be Quiet Mt Heart Attack!
  2. Let's Not Wrestle Mt Heart Attack
  3. A Visit From Drum
  4. Drum Gets A Glimpse
  5. It Fit When I Was A Kid
  6. The Wrong Coat For You Mt Heart Attack
  7. Hold You, Drum
  8. It's All Blooming Now Mt. Heart Attack
  9. Drum And The Uncomfortable Can
  10. You, Drum
  11. To Hold You, Drum
  12. The Other Side Of Mt Heart Attack
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