Mutemath

Mutemath

2006 (Teleprompt) | pop-rock

Guardo la copertina e chissà perché penso ai Man Or Astroman?. Eppure, della surf-music in crociera nello spazio della band di Auburn, Alabama, non c'è proprio niente, tranne qualche piccola escursione elettronica lì dove le stelle se ne stanno tranquille. Quanto al resto, questo è puro pop-rock vagamente alternativo, perfetto per il mainstream, ma non così banale e presuntuoso come qualcuno va dicendo in giro.

Paul Meany (voce, piano, basso), membro fondatore degli Earthsuit (una innocua compagine di crossover), da un paio di anni a questa parte ha messo su una nuova band, con l'aiuto di Greg Hill (chitarra), Darren King (batteria, programmazione, sample ) e Roy Mitchell-Cárdenas (basso). L'Ep "Reset" del 2004 riceve buoni consensi, ma tutti se ne stanno un tantinello sulla difensiva, aspettando conferme dalla prima prova sulla lunga distanza.

Omonimo e in perfetto stile "Reset", questo nuovo lavoro è pieno di melodie e ritornelli che potrebbero fare sfracelli, quanto a vendite. C'è tutto quello che può mettere d'accordo gli indie-snob, il pubblico distratto intento a comprare carne surgelata ai grandi magazzini e la compagine di kid nutritisi con peer-to-peer e rarità viniliche. Pur essendo un disco dall'anima retrò e pieno di effetti-speciali per la Mtv generation , "Mutemath" è altamente godibile e dannatamente subdolo nel lavorarci ai fianchi con tutta la frenesia e l'ardore possibili. Rassegnandoci al suo fascino e alla sua sfacciataggine, ce ne stiamo qui inebetiti dinanzi alla chitarra urlante e allo scintillare pop di "Typical". Tutto normale, tutto giusto, tutto vagamente già-sentito-da-qualche-parte-si-ma-dove?. Eppure, c'è poco da fare: lo spazio vibra solitario al di fuori di questa navicella che scorrazza i Police nell'oltre-spazio ("Chaos"), dopo aver lasciato la terra avvolta da farfalle elettroniche ("After We Have Left Our Homes").

Techno-pop-rock, è questo il messaggio, la vena sotterranea che irriga anche i giardini romantici di "Without It" e "Stare At The Sun" (perfette per una serata old-fashion in giro per la città brulicante di luci elettriche) o le ondulanti progressioni-accelerazioni tra asteroidi esplosi di "Noticed". "Obsolete" se ne esce con aromi jazzy e panorami cosmici proiettati su pareti pianistiche trasparenti. Non proprio da tutti, diciamoci la verità! Le melodie saranno pure poco originali, ma gli arrangiamenti si complicano la vita così tanto che ci si diverte senza accorgersene ("Break The Same"). E, poi, che volete di più, c'è anche la fiaba della buonanotte ("You Are Mine") e il lungo congedo emozionale di "Stall Out" che faranno felici gli innamorati cronici. Mezzo voto in più, per scommessa e simpatia.

(21/12/2006)

  • Tracklist
  1. Collapse
  2. Typical
  3. After We Have Left Our Homes
  4. Chaos
  5. Noticed
  6. Without It
  7. Polite
  8. Stare At The Sun
  9. Obsolete
  10. Break The Same
  11. You Are Mine
  12. Picture
  13. Stall Out
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