Lo pseudonimo che Melanie Valera si è scelta per fare capolino sulle scene, Tender Forever, suona come un proposito per il futuro o una ponderata linea di condotta, suggerisce la rassicurante sensazione che non possa venirne niente di male. La Valera è entrata sotto l'ala protettrice di Calvin Johnson nella primavera del 2005. Il primo cittadino della K Records la scoprì durante un live negli States e le aprì le porte degli studios di Olympia, per terminare la registrazione del debut album "The Soft And The Hardcore". Da quello storico laboratorio è uscito un lavoro materico ed etereo allo stesso tempo, concentrato in appena 28 minuti, eppure esauriente. Potere condizionante degli spazi ristretti, le distanze si accorciano fino a scomparire, l'atmosfera si fa intima e personale, la temperatura perfetta per un peeling liberatorio.
Melanie Valera si toglie la buccia, si mette a nudo; percorrere i testi è come sfogliare la pagine di un diario: rigorosa narrazione in prima persona, avvenimenti minimi ed effluvi confidenziali, le varie coniugazioni e incarnazioni dell'amore. Tanto che il feeling love diventa protagonista assoluto di un vero e proprio monografico tribute-album a un esaltante stato di grazia.
Quadri scomposti di combustione e consumo si mescolano con disinvoltura alle innocenti e sublimate banalità della tabellina del 2 (io e te), e una costante evanescenza impedisce di scivolare verso stucchevolezze appiccicose. "The Soft And The Hardcore" ha tutta l'aria dell'approdo di un percorso empirico di formazione sentimentale. Innamorato per la sua intera lunghezza, a volte raggiante altre fremente, è intriso di una tensione caparbia, vibrante, verso l'oggetto del desiderio. C'è tutta la sicurezza di chi ha trovato la strada giusta per prendere del buono anche dal peggio, di chi ha imparato a coltivare i sentimenti alla luce del sole e c'è, annidata da qualche parte, una sorta di filosofia delle emozioni, parole d'ordine: liberalizzazione e resa incondizionata.
Le melodie si spalancano, piane e distese. Si avvicendano, passandosi il testimone, tender e hot, elettronica sfrigolante e acustica scarna dal sapore folk. La voce della Valera fa il buono e il cattivo tempo; circonda e avvolge con il fascino ammaliatore di un pensiero ossessivo, vive della scorrevolezza liquida e tassellare di un ventaglio: si moltiplica in giochi di specchi, si protrae, poi repentinamente viene riassorbita da silenzi inaspettati. Una forza aerea e fragile, ma ostinata. I 12 brevi pezzi del disco sono fatti di elementi semplici, gli strumenti sono utilizzati al minimo delle potenzialità, ma combinati in tessuti che hanno il dono di trasmettere molto.
In "Take It Off" l'eccitazione trapela da ogni poro, dalle palpitazioni elettroniche alla sospensione ansiosa delle tastiere. Una polaroid di acqua bollente che scorre, vapori, vestiti gettati alla rifusa e grovigli di arti. Nell'ipnosi ammaliante della voce, il messaggio arriva forte e chiaro: "Supera le inibizioni", “lévate 'a cammisella”. "The Feelings Of Love" è un incubatoio per piccole forme di vita. Si rivelano in cicalecci e sbatter d'ali, clap e fruscii, mentre un organo tesse lento sul fondo, sotto gli assalti determinati della drum-machine. Non tocca coi piedi per terra, il turbinio trascinante di "Make Out". I rimpalli da voce a voce sullo scoppiettare sordo dell'elettronica e le pressioni profonde sui tasti dell'organo sciolgono ogni tensione, in una morbidezza fluttuante e ascendente.
Dall'altro lato, i pezzi acustici, scheletrici e spogli, ridotti al dialogo a due tra voce e chitarra ("Rad" e "Marry Me") o voce e tastiera, con impercettibili movimenti di sonagli e sabbie. L'indolenza del cantato, al limite dello spoken, le interruzioni repentine, il gioco di semipieni e vuoti in "This Is The Hardcore" e "Then If I'm Weird I Want To Share" sanno di un Bright Eyes piallato per acquistare setosità, spogliato di ogni irruenza.
Leggero, fin troppo elementare nei suoi ingredienti, "The Soft And The Hardcore" ha la freschezza acerba di un esordio ben riuscito ma troppo istintivo per essere solido e forse troppo delicato per avere un impatto dirompente. Sa creare però alchimie misteriose, evocare atmosfere dense e palpabili, stimolazioni sottocutanee fragilmente telluriche. Un potenziale empatico che non può lasciare indifferenti.
12/04/2006