OndaRock



1. Suspended Season

2. Joab

3. Portland Town

4. Kamakura

5. Big Hug

6. Way Out

7. How Long Will You Forget Me?

8. Miserable Man

9. Sheep Are Seeing Me

10. One That Is Missing Here

11. First Love

12. Misaki

13. Shiogamori

14. Garland Has Gone Forth

15. Eve, Mary, And Juliett

16. Different Daylight

17. North Sea

18. A&U

19. Dove

20. Morning Glory

21. Seamless Garment

22. Moving Without Ark

23. Mere Form

24. Desperate

25. Kidneys

26. Sal & Zur

27. Giving Birth to You


 

MAHER SHALAL HASH BAZ

L’autre Cap
(K Records) 2007
avant-pop

“Tori Kudo is kind of like a Japanese Jandek, or a Japanese Syd Barrett, or Charles Ives and the Shaggs and Beefheart and so on and so on all in one. Really fucking genius...please give it a listen!”

Così sul forum di K Records Arrington De Dionysio descrive Tori Kudo, mente dei Maher Shalal Hash Baz, tra i segreti meglio custoditi della musica indipendente giapponese, in verità oggetto di una piccola attenzione per “From A Summer To Another Summer (An Egypt To Another Egypt)" e “Blues Du Jou”, entrambi licenziati da Geographic, label personale di Stephen McRobbie dei Pastels. Strambi, geniali, fuori da ogni regola, con la mania delle tracklist chilometriche i Maher suonano una sorta di indie-folk-pop sghembo, dal retrogusto vagamente psichedelico, capace di accostare melodie e stonature ai limiti dell’atonalità.

Irresistibili i loro girotondi senza capo né coda, come pure le ironiche marcette al suono di chitarrine e trombone che svolazzano senza regola alcuna. "L’Autre Cap" è il nuovo capitolo di una discografia consistente, sia qualitativamente che quantitativamente, e nonostante non delinei decise novità rispetto ai passati lavori, costituisce l’ennesimo delirante tassello di una poetica dell’assurdo che ha veramente pochi precedenti.

Il punto è che pur non esibendo, di volta in volta, decise variazioni di registro, Kudo e compagnia si mantengono ben lontani dalla monotonia, in virtù di una creatività strabordante che si mostra nei pezzi compiuti, come in bozzetti amorfi raramente sopra i due minuti. Così, mentre simulacri di canzoni cercano disperatamente di darsi una struttura definita, sfarfallamenti irrispettosi tendenti al free-jazz si odono in sottofondo, a sbeffeggiare violentemente l’intelaiatura pop complessiva.

Grandi, sperando che quest’uscita per K Records rechi loro il lustro dovuto.

(27/02/2007)