OndaRock



  1. Take
  2. Bricks
  3. Hands
  4. Bullets
  5. Soup
  6. Spoons
  7. King
  8. Arms
  9. Secrets
  10. String
  11. Cans


TUNNG

Good Arrows
(Full Time Hobby) 2007
alt-folk

La fervida creatività dei Tunng ha prodotto il loro terzo album nel lasso di appena trenta mesi: una frequenza di pubblicazioni notevole, senza dubbio non legata a finalità commerciali, quanto invece semplice testimonianza di un’impellenza espressiva e della parallela evoluzione nel suono di una band che, nonostante i molteplici consensi ricevuti, non si accontenta di riprodurre all’infinito la propria giocosa, personalissima e imprevedibile declinazione del paradigma folk-tronico.

Anzi, va da subito sottolineato come in “Good Arrows” l’elettronica costituisca solo uno degli stravaganti divertissement che la band inglese inserisce sul consueto substrato di folk incantato e assolutamente fuori dal tempo, e sia quindi quasi sempre funzionale a conferire movimento e a "sporcare" leggermente le ottime melodie. Ed è proprio sugli aspetti melodici che i Tunng pongono l’accento negli undici brani compresi in questo lavoro, nel quale convivono, in maniera equilibrata e senza apparenti iati, arabeschi folk ed esili battiti elettronici, scarni arpeggi acustici e repentine esplosioni elettriche, oscuri field recordings e vivaci atmosfere sixties.

Sono, infatti, melodie solari e dal gusto piacevolmente retrò, ma al tempo stesso attualissime, a segnare l’incipit di “Good Arrows”, prima nello sghembo folk di “Take” e poi nell’intrigante summer song “Bricks”, entrambe appena puntellate da battiti e disturbi elettronici, che poco incidono sulle loro atmosfere lievi e incantate. Lungo il corso dell’album, tuttavia, i Tunng sembrano divertirsi a presentare continue variazioni su temi acustici, elettrici ed elettronici, coniugando i bassi groovy del cantato con passaggi strumentali più leggiadri (“Spoon”, “Secrets”), oppure creando loop di melodie, originate dall’intreccio delle voci (“King”) e dall’iterazione di uno scarno accordo acustico (“Arms”), che con incredibile naturalezza riconducono a unità armonica una pluralità di elementi eccentrici e tra loro disomogenei.
Ed è questa disarmante capacità a costituire l’autentica “marcia in più” della band che, pur non rinunciando del tutto alle proprie bizzarrie sonore (non solo elettronica: persino un martello pneumatico e la sirena di un’ambulanza!), riesce adesso a confezionare tanti brani accattivanti e persino un potenziale hit estivo quale “Bullets” che, tra note di pianoforte, organetti, melodie cristalline e up tempo e un ritornello decisamente catchy, sarebbe in grado di far smuovere anche i più renitenti avversatori della dimensione fisica della musica.

Non si interpreti, però, questa pronunciata attitudine pop alla stregua di una sorta di “normalizzazione” nel suono della band, e così nemmeno l’afflato di folk corale, essenziale e quasi interamente acustico, di “Hands” e “String” (quest’ultima, con la voce di Becky Jacobs in primo piano, potrebbe essere quasi scambiata per un pezzo dei primi Espers), poiché i Tunng dimostrano qui come l’effetto straniante della loro musica, nei lavori precedenti, non fosse dovuto soltanto alla più ingente presenza di inserti elettronici ma continui a risiedere nella perdurante freschezza di un approccio vagamente freak, autentico e, proprio per questo, per nulla ridondante.

E il fatto che all’immutata spontaneità espressiva si aggiunga, in “Good Arrows”, una maggiore attenzione alle melodie e alla ricerca di una scrittura semplice ed efficace non va certo a detrimento dell’originalità del risultato finale, da valutarsi anzi in maniera del tutto positiva e tale da confermare i Tunng quali interpreti più capaci e attuali del singolare ibrido tra tradizione e modernità, tra folk, pop, elettronica e stravaganze varie.

(29/08/2007)