OndaRock



  1. Continental Love
  2. Spoonstabber
  3. Shoo Ba Ba
  4. Sushi Stakeout
  5. Dingdong Kingdom
  6. Summer Logic
  7. Doo Doo Doo
  8. Hondo & Borko



BORKO

Celebrating Life
(Goodfellas) 2008
pop

La butto lì, fin da subito, così che il malcapitato fan dei Radiohead, giunto per puro caso a leggere questa recensione, possa scappare inorridito non appena arrivato al terzo rigo: "Celebrating Life" è il tipo di disco che Thom Yorke e soci avrebbero dovuto realizzare dopo il mitico duo "Kid A/Amnesiac", invece di star lì a menarla con Bush, Orwell e arcobaleni sbiaditi.
Non è un caso la citazione del gruppo di Oxford, perché c’è qualche affinità attitudinale tra Bjorn Kristjansson (vero nome di Borko) e i cinque creep inglesi. Il fatto è che in questo lavoro c’è quell’equilibrio tra elettronica glaciale, melodie pop e intimismo da songwriter che gli ultimi Radiohead hanno cercato di raggiungere, fermandosi puntualmente a metà strada. I riferimenti a loro, però, finiscono qui.

Borko, in realtà, ha poco a che spartire con certo pop anglosassone, e di questo chi scrive se ne rallegra assai. Essendo egli islandese, invece, ha molte più affinità con le soffuse atmosfere di Bjork, con l'electro-pop ludico dei Múm, con l’infinito onirismo dei Sigur Rós o col trip-hop dei ghiacci dei Gang Bang. È davvero straordinario constatare come la geografia musicale sia cambiata negli ultimi due decenni: fino a qualche tempo fa la musica islandese era quasi completamente ignorata. In questa recensione non si vorrebbe nemmeno cadere, però, nei trabocchetti che tende il cosiddetto hype che si viene a creare intorno a particolari scene. Per essere più chiari: è meglio andarci piano, evitando di generare effimeri entusiasmi, e dire subito che il disco è sì buono, anche con qualche picco di eccellenza, ma nel complesso il già sentito è sempre in agguato.

“Continental Love” cammina sulla lama di un rasoio oscillando tra antico e moderno, tra leggenda e profezia: l’elettronica si intreccia con sognanti arpeggi di chitarra, e ne viene fuori una musica paesaggistica per viaggiatori mentali. Leggera sì, ma non banale, così come non banale è la ballata “Spoonstabber”, esaltata da un chorus con trombe solenni e accorate.
“Shoo Ba Ba” è il suono dei geyser: le tastiere si sgretolano sotto i colpi di una drum machine monocorde. Le aperture armoniche fanno il resto, facendo emergere in filigrana una sottile vena sinfonica, unita a un’ascendenza fiabesca priva di futili abbellimenti.
“Sushi Stakeout” fa venire in mente la neve, pura, che si scioglie tra le mani; tra riverberi ambient, poderosi riff di chitarra e pregevoli intarsi armonici.

Alla metà del disco si colloca il brano più enigmatico, “Dingdong Kingdom”. L’aggettivo enigmatico è  qui usato perché il pezzo è di difficile valutazione: questa cavalcata labirintica, introdotta da tastiere spettrali, a un ascolto può sembrare pateticamente kitsch, a un altro intensamente evocativa.
“Summer Logic” è un altro profluvio di percussioni, sfarzose tastiere elettroniche e trombe regali; “Doo Doo Doo” è un pop nonsense senza particolari vette o cadute.
Il compito di chiudere il disco, in bello stile, è affidato all’esplosione di coriandoli ritmici e vocali di “Hondo & Borko”.

A questo punto, per il futuro è lecito aspettarsi il salto di qualità. Speriamo.

(04/05/2008)