Sembrava eccessivo l’entusiasmo esibito per l’esordio di Essie Jain, “We Made This Ourselves”, (album pubblicato nel 2008 in Europa e inciso due anni prima), ma la conferma giunge istantanea con il secondo lavoro, “The Inbetween”, rilasciato questa volta a pochi mesi dalla sua uscita americana.
Essie, seppur cresciuta a Londra, vive a New York e sicuramente la sua personalità artistica è stata influenzata da entrambi gli ambiti culturali. E' forse anche questa la peculiarità che differenzia il suo repertorio da quello di molte voci del nuovo folk.
Già il titolo indica una precisa collocazione stilistica, tra due mondi musicali, ma anche tra due assetti temporali diversi, la voce sempre più stridente e spettrale allontana tutte le tentazioni di folksinger alla Joni Mitchell, nuovi toni da jazz-club malfamato e testi sempre più aspri la collocano tra PJ Harvey e Madeleine Peyroux, con conflitti stilistici che rendono il tutto sospeso e indefinito.
Lussureggiante e peccaminoso, il sound offre un insieme ricco di citazioni neo-classiche, barocchismi senza enfasi, tracce di gothic, tentazioni soul che si sprigionano attraverso ottoni solenni, musica che non addolcisce l’animo ma lo turba e lo seduce.
Austeri e delicati, “Weight Off Me” e l’iniziale” Eavesdrop” sono due perfetti esemplari di ballad folk dai contorni classicheggianti, le armonie sono dotte e pregiate, e la voce sprigiona l’incanto, mentre “Here We Go” confonde una vivace giga con ottoni e frammenti ritmici inusuali.
Le più prevedibili “You” e “I Ask You” nascondono preziosi tocchi acustici, in contrasto con le eccellenti e sontuose armonie di “Please” e “ Goodbye”, due toccanti e vibranti composizioni che catturano anche l’ascoltatore più distratto. Ma è “The Rights” con la sua teatralità mitteleuropea che scuote, con un arrangiamento ricco e sapiente pieno di ironia e spietatezza. Un brano che colpisce allo stomaco annullando ogni resistenza.
Essie Jain non disdegna tentazioni moderniste e costruisce su poche asciutte note una pungente ballata rock, "Do It" dal riff vocale irresistibile, un piccolo capolavoro inserito tra altre gemme, come le due tracce aggiunte in questa edizione europea.
Sorprende il fado di “Not Yours”, malsano, sofferto, straziato, ma incanta soprattutto “I Remember It Just Like This”, che esplora strade sonore e vocali ancora più ardite.
Forse la parabola di Essie Jain è ancora in salita, forse il vero capolavoro è dietro l’angolo, nel frattempo non si può non segnalare la notevole crescita artistica della cantante inglese.
Tra i solchi di "The Inbetween" alberga una maggiore consistenza stilistica e compositiva, ma è probabile che il prossimo capitolo sarà ancora più ricco.
(11/11/2008)


