Nichelodeon

Cinemanemico

2008 (Autoprodotto) | avant-rock

Se andate sul myspace di questa singolare realtà del panorama musicale italiano, troverete una lunga sequenza di influenze dichiarate dalla stessa band, da Nico a Arthur Rimbaud, da Frank Zappa a Carmelo Bene.
In vero, ad essere sinceri, nel personale linguaggio di colta avanguardia e di teatrale, suadente seduzione che Claudio Milano e compari hanno scolpito, tutte quelle influenze e fors’anche altre sono presenti in tralucente sincretismo.

"Cinemanemico" è un album coraggioso, autoprodotto, bellissimo, registrato dal vivo, senza trucchi, quindi, in due occasioni alla fine dello scorso anno in occasione della performance "La stanza suona ciò che non vedo".
"Parlare di musica è come ballare di architettura", diceva argutamente proprio Frank Zappa e in questo caso è veramente dura descrivere per i nostri lettori il personalissimo sound di Nichelodeon.

Indubbiamente vi è una grande ricerca sulla foné, sull’uso espressivo della semantica legata alla voce, qui indubbiamente centrale alla poetica della band. Claudio Milano, il vocalist, si muove sui percorsi già esplorati dall’indimenticabile Demetrio Stratos, poi approfonditi e declinati da visionari talenti come Diamanda Galas e, in tempi più recenti, Romina Daniele.

Il primo impatto mi ha ricordato alcuni dei momenti felici del Banco del Mutuo Soccorso, laddove Francesco Di Giacomo tesseva tele di ragno sui versi dormienti nel ventre di un bue in quella straordinaria "Come in un’ultima cena" su Manticore.
E pertanto proprio al progressive vorremo qui attingere in senso di attitudine verso quell’indomita ricerca musicale, quello spingere i confini linguistici di ogni genere.
Qui chitarre di velluto Big Muff, dal lontano sapore frippiano, raccontano storie oblique in "La Torre più alta", brano decisamente prog.

Ma anche un progressive più europeo e introspettivo, come quello di Art Bears o Slapp Happy, è presente tra le evidenti influenze, così come altri brani sono tinti di tenue psichedelia, ove il sintetizzatore sinuoso e seduttivo di Riccardo Di Paola talvolta ricorda delle polveri elettriche nobilissime depositate da Tim Blake e Morton Subotnik anni fa.
Il pianoforte accompagna, segna e scandisce il tempo, riversa note liquide ceciltaylor-keithtippettiane, free e haendeliano all’occorrenza. Gira le pagine dei discorsi musicali qui contenuti accennando riff dall’irresistibile sapore rock, per poi sedimentare in complessi accordi dal sapore jazzistico o creare diffrazioni diatoniche sotto forma di cluster che odorano di avanguardia classica e puntillismo.

Citazioni classiche, metalinguistiche e testi a dir poco intelligenti contaminano di didascalica speranza le 10 tracce di questo disco straordinario, davvero un atto di coraggioso amore per la musica nuova, con radici profonde nei primissimi anni 70, ma declinate in rigogliose gemme contemporanee.

(23/06/2008)

  • Tracklist
  1. Fame
  2. La mosca stregata
  3. Lascia ch'io pianga
  4. Malamore e la Luna
  5. Amanti in guerra
  6. La torre più alta
  7. Ciò che rimane
  8. Flower Of Innocence
  9. Disegnando cattedrali di cellule Pt.II
  10. Il ladro di giochi
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