Ideale punto di contatto tra invettiva illuminista ed estetica romantica, "13 Blues For Thirteen Moons" collega approcci musicali differenti. A un primo ascolto, pare che, in fondo, a prevalere siano incastri logici e un impatto math. L'innesto di un membro del duo che si presenta a nome Hangedup, autore per la Constellation di un disco di pura destrutturazione musicale, alimenta la sensazione di una virata completa. Eppure tutto cambia e niente è cambiato. Perché, anche nella dimensione razionalista, il combo canadese mantiene intatta l'ispirazione emozionale della sua opera. Certo, si potrà obiettare che vengono meno molto spesso violini e viole, in favore di sfuriate a ritmo di chitarre che si impennano progressivamente, secondo la miglior tradizione del genere. Tuttavia, sull'altro piatto della bilancia, ci sono sempre elementi di continuità, quali il canto sfrenato, emotivo, viscerale del menestrello Efrim Menuck, o le scogliere del suono sulle quali vanno ad infrangersi le chitarre.
C'è in effetti la sensazione che sia stato costruito qualcosa di nuovo.
Sedici brani in totale, quattro effettivi. L'effetto-sorpresa si gioca anche attorno a queste piccole cose. Già, perché i primi dodici brani, di brevissima durata e legati da un unico filo conduttore, costituiscono uno spettrale antipasto dei quattro episodi portanti, della durata media di quindici minuti. E già in "1,000,000 Died To Make This Sound", aperta contestazione alla guerra irachena, si intravedono i primi segnali della (semi)svolta. Sebbene, infatti, si apra e si chiuda con una nenia ossessiva e straziante, il brano si sviluppa secondo un'attitudine prettamente math. Da antologia la seconda traccia, che dà il titolo all'album: una cavalcata di quasi diciassette minuti che si apre sui toni minacciosi di una tempesta in arrivo, una tempesta che conoscerà il suo massimo grado di intensità in un finale che pare strappato alle note del maestro Morricone, in un'orgia di viole, violini e un caos ragionato. Un giro di chitarra assolutamente magistrale che parte in sordina, per poi venire man mano affiancato da un muro sonoro di impatto devastante. Vera e propria litania rock in salsa western la title track rappresenta il capolavoro del disco.
Nei tredici minuti di "Black Water Blowed/ Engine Broke Blues" per la prima volta i violini assumono un ruolo di assoluto rilievo dipanandosi tra le aspre note di chitarre scordate. Da ideale tributo al deserto, l'album nell'ultima traccia sprigiona una verve degna dei lavori precedenti. Un canto sommesso e note ridotte all'osso per i primi otto minuti che conducono l'ascoltatore verso un climax che è un inno al sole e alla vita. Note che trasudano freschezza, sapore di primavera e di brezze leggere, di margherite e primule.
In conclusione, l'album offre una nuova lettura della costellazione del post-rock, consacrando i Silver Mt Zion come degni eredi dei Godspeed You Black Emperor. Più che degno proseguimento della discografia del gruppo, "13 Blues For Thirteen Moons" offre un'ora di musica per cuori fragili e menti razionali. Ed è un mix che funziona.
(10/02/2008)
(10/02/2008)


