Strappi violenti, conflagrazioni metalliche, aborti di melodie e storture febbricitanti: “Blind Chance” sembra tutto tranne che un disco di Cam Deas, uno dei tanti chitarristi che, negli ultimi anni, si stanno cimentando nella riscoperta dell’american primitive guitar. Per certi versi vicino all'ultimo lavoro di Bill Orcutt (del quale, comunque, manca la fondamentale componente blues), per altri assimilabile a un ipotetico connubio di Derek Bailey e il John Fahey meno lirico (ascoltare, per credere, la travagliata “Side B”), il nuovo lavoro di Deas rappresenta, pur nella sua altalena qualitativa, una boccata di aria fresca nell’ambito di una scena in cui troppi si lasciano irretire dal minimo accenno di “creatività”.
08/09/2010
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.
Il mare quale punto di incontro per due virtuose sperimentatrici elettroacustiche
Un disco di alt-country moderno che unisce calore melodico e tinte crepuscolari
La nuova tappa, più intima e contemplativa, della band del produttore delle star
l debutto del trio romano, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e melodie sussurrate
La popstar tedesca trova finalmente la quadra grazie a un tuffo profondo nell'universo sonoro hyperpop
Songwriting robusto e dream-pop che guarda molto da vicino ai grandi del genere nell'esordio della band londinese